RECENSIONE: Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte di Mark Haddon

TITOLO: Lo strano caso del cane ucciso a mezzanottecover

AUTORE: Mark Haddon

EDITORE: Einaudi

GENERE: Narrativa straniera moderna e contemporanea

PUBBLICAZIONE: 2003

PREZZO: € 16.00 cartaceo; € 6.99 e-book

PAGINE: 247 p., ill., rilegato

Prime righe:

Mezzanotte e 7 minuti. Il cane era disteso sull’erba in mezzo al prato di fronte alla casa della signora Shears. Gli occhi erano chiusi. Sembrava stesse correndo su un fianco, come fanno i cani quando sognano di dare la caccia a un gatto. Il cane però non stava correndo, e non dormiva. Il cane era morto.

TRAMA:

Christopher Boone ha quindici anni e soffre della sindrome di Asperger, una forma di autismo. Il suo rapporto con il mondo è problematico: odia essere toccato, detesta il giallo e il marrone, si arrabbia se i mobili di casa vengono spostati, non riesce ad interpretare l’espressione del viso delle persone, non sorride mai… In compenso, adora la matematica, l’astronomia e i romanzi gialli, ed è intenzionato a scriverne uno. Sì, perché da quando ha scoperto il cadavere di Wellington, il cane della vicina, non riesce a darsi pace. E gettandosi nel «caso» con la stessa passione del suo eroe Sherlock Holmes, finisce per portare alla luce un mistero più profondo, che gli cambierà la vita e lo costringerà ad addentrarsi nel mondo caotico e rumoroso degli altri.

RECENSIONE:

Premetto che or ora, finché vi sto scrivendo questo articolo, è il 23 gennaio e sono ammalata, ho la febbre, il raffreddore, la nevralgia insomma, mi sembra di essere stata investita da un tir e non ho la più pallida idea se mai riuscirò a dare un filo logico a questo discorso. Comunque, cercherò di fare del mio meglio. La copertina di questo libro non mi fa impazzire; l’unica cosa che mi piace sono i colori utilizzati, diverse tonalità dell’azzurro, che amo; per il resto, io non avrei mai messo un ragazzo voglio dire, dovrebbe essere autistico? Chi può dirlo? L’autismo di certo non si vede dall’aspetto fisico. Il titolo è abbastanza simile al titolo originale (The Curious Incident of The Dog in The Night-Time) e mi piace molto perché è assolutamente originale ed incuriosisce. Secondo me la trama è appropriata, non mi sembra sveli troppo, se non dicendo che sotto la morte di Wellington c’è ben altro, di più profondo, ma alla fine questo non vi fa spoiler tant’è che quando ho letto di cosa si trattava ero con la bocca aperta a far entrare le mosche. Per quanto riguarda il racconto, devo dire che questo libro non mi ha entusiasmato MA probabilmente è un problema mio. Ho studiato psicologia per 5 anni di liceo, poi per altri 5 anni all’Università e l’autismo è sempre stato un argomento che amavo, tant’è che molte volte sono andata a leggere libri scolastici inerenti di mia spontanea volontà, ho guardato film e letto libri “scritti” (qui dovremmo aprire un dibattito ma non è questo il tempo e il luogo) da persone autistiche e ho seguito da sola per un anno una bambina autistica. Questo libro può risultare molto utile a chi non sa molto di questa sindrome e/o della sindrome di Asperger ma per la mia conoscenza diciamo che non mi ha dato informazioni in più, per cui sì, è un problema mio. Di sicuro l’autore è stato, a mio avviso, molto bravo a scrivere in quel modo: spesso quando Christopher era agitato, Haddon ha scritto usando frasi molto lunghe con poca punteggiatura, con molte “e” al posto delle virgole e questo dava proprio l’idea dell’ansia e della velocità di pensiero del protagonista. Per chi non sa molto di autismo e vuole saperne di più o è incuriosito da questo mondo, il libro è indubbiamente utile perché fa capire ALCUNI modi di pensare o di agire del ragazzo autistico. Ci tengo però a precisare che sarebbe più corretto parlare di autismi e non di autismo: ogni ragazzo autistico è diverso dall’altro, ognuno non solo ha i propri pregi e le proprie capacità ma anche delle proprie difficoltà. Christopher odia le cose gialle e marroni, ma potete trovare un altro che ama SOLO le cose gialle, che indossa SOLO le cose marroni, che mangia SOLO cose di questi due colori o chi non ha nessun problema con i colori. Christopher odia essere toccato ma potete trovare chi ama gli abbracci, chi ama le carezze ma odia gli abbracci. Capite? Ognuno di questi ragazzi è peculiare per cui sì, il libro può farvi capire qualcosa ma credetemi, c’è un mondo infinito dietro l’autismo. La storia in sé non è così centrale, si scopre cos’è successo a Wellington a metà libro! In realtà ad essere centrale è un pezzo di vita di Cristopher, un pezzo di vita che ruota attorno alla morte di Wellington ma comunque questo è marginale; di base c’è infatti la crescita del protagonista che ha affrontato delle sfide immense, da solo. Mi stavo dimenticando due cose che ho apprezzato particolarmente: la numerazione dei capitoli con i numeri primi (cosa che affascina il protagonista) e i disegni che si trovano all’interno del libro per farci capire meglio come pensa!

Voto copertina: 3 su 5

Voto titolo: 5 su 5

Voto racconto: 3 su 5

Voto finale: 4 su 5

Che dite di questa recensione lettori? Voi avete letto questo libro? Cosa ne pensate? Lo leggerete? Fatemi sapere con un commento!

A presto

eri gibbi

©

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