RECENSIONE Il magico potere del riordino di Marie Kondo

TITOLO: Il magico potere del riordinoil magico potere del riordino

AUTORE: Marie Kondo

EDITORE: Vallardi

PREZZO: € 13.90 cartaceo; € 7.99 e-book

RECENSIONE:

In Giappone l’arte del riordino è una vera e propria forma di cultura e Marie Kondo ci si è dedicata fin da quando era bambina, specializzandosi poi in questa disciplina e facendone l’oggetto della sua professione.

I consigli che dà in questo libro sono molti. Innanzittutto occorre dividere il riordino in due fasi: nella prima bisogna prendere in mano l’oggetto e decidere se buttarlo o tenerlo (a seconda di quello che ci trasmette) mentre nella seconda bisogna trovare una collocazione all’oggetto che si è deciso di tenere. Poi, nel momento in cui si decide di riordinare, bisogna farlo tutto in una volta, non si deve centellinare. Bisogna ordinare per categoria, partendo dalle categorie di minor importanza e difficoltà: vestiti → libri → carte → oggetti misti → ricordi. Ci sono poi altri consigli e passaggi da seguire passo dopo passo se si vuole concludere con successo il riordino.

L’aspetto principale e fondamentale di questo procedimento, oserei dire di questa filosofia, è tenere solo quello che ci emoziona, solo quello che ci fa star bene, solo quello che ci fa ancora battere il cuore. Trovo che questo sia un consiglio ottimo. Provate a pensare a quanti vestiti avete che stanno lì, nel cassetto, a prendere polvere, che non vedono la luce da anni, che non mettete perché non vi piace più il modello, non vi piace più il colore, non vi piace come vi sta addosso, non vi sentite a vostro agio quando lo indossate. Eppure, ci ostiniamo a tenere quel vestito perché lo abbiamo acquistato in offerta ed è stato un affare per cui è un peccato buttarlo o perché è un regalo di un amico o di un familiare e ci sentiamo in colpa a buttarlo o perché un anno fa era il nostro capo preferito e ci fa pena darlo via. Non vi capita mai? A me sì, sono sincera e io sono una che tendenzialmente butta via.

Il motivo principale per cui a volte mi trattengo dal buttare cose è mia madre. Mia madre terrebbe (ho sbagliato tempo verbale, metteteci un bel presente) tutto, dalla più insignificante cianfrusaglia al più grande elettrodomestico rotto che “potrebbe funzionare ancora se trovassimo il pezzo del dopoguerra che sicuramente da qualche parte fabbricano ancora.”  Quando ho provato (2 anni fa) a svuotare il mio armadio, pieno zeppo di vestiti che non indossavo più, impossibilitata a metterci dentro i nuovi acquisti che volevo indossare, si è verificata una litigata che manco tedeschi e americani si sono mai sognati. Da 4 mesi abito in Galles e credetemi se vi dico che non ho ancora il coraggio di buttare niente perché so che mia madre in quel momento mi chiamerebbe su Skype e mi chiederebbe informazioni su quella maglietta tanto carina tanto bellina che non mi ha più visto addosso. Secondo voi potrei mentire con astuzia? Se avete detto di sì, non mi conoscete bene.

Un altro aspetto che mi ha colpito di questa filosofia è il parlare alle cose, ringraziarle per quello che hanno fatto durante la giornata o nel momento in cui le stiamo buttando ringraziarle per tutto quello che hanno fatto finora per noi. Perché mi ha colpito questo? Perché da bambina lo facevo. Oddio, non ringraziavo le cose ma ad alcune cose parlavo. Crescendo ho smesso, ma non del tutto. Due anni fa ho acquistato una piantina grassa, l’ho chiamata Ciccia (non criticate la mia fantasia). La tenevo in camera mia, luogo in cui studiavo e in cui stava particolarmente bene d’estate ma anche d’inverno non ha sofferto e credo di sapere perché. Il primo anno è cresciuta in una maniera impressionante. Forse perché ogni giorno le parlavo? Ebbene sì, le parlavo, le chiedevo come stava, le facevo una carezza, le parlavo della mia giornata. Poi, non si sa perché, mia mamma ha deciso che d’inverno stava meglio in cucina (è vero, in cucina era più caldo ma aveva già passato un inverno senza problemi quindi perché spostarla?). Inutile dire che nonostante mi fossi opposta non c’è stato nulla da fare. Ciccia è stata spostata e io ho smesso di parlarle perché era in luogo in cui non la vedevo (in un mobile in alto) e non eravamo mai sole per fare una chiacchierata. Beh ragazzi, tempo un mese e Ciccia è morta. Ancora adesso mi viene da piangere se ci penso. È stata la mia prima piantina, l’ho acquistata io, le ho dato da bere quando le serviva, le ho voluto bene credetemi, mi ci ero affezionata e ora non c’è più. Io credo veramente che le parole servano. Chiamatemi pazza, non importa, ma io ci credo.

Ritornando al libro, ci sono due aspetti che non mi sono piaciuti: i consigli a volte sembrano ridondanti e quando viene spiegato come piegare le cose mi sarebbe piaciuto ci fossero dei disegni per capire meglio come fare, per rendere più chiari i passaggi.

Al di là di questo l’ho trovato un libro interessante per comprendere, e nel mio caso scoprire, qualcosa in più sulla cultura giapponese anche se è incentrato interamente sulla cultura del riordino.

stellinastellinastellina

Link amazon: Il magico potere del riordino

Voi lo avete letto? Cosa ne pensate? Lo leggerete? Fatemi sapere!

A presto lettori,

erigibbi

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8 pensieri su “RECENSIONE Il magico potere del riordino di Marie Kondo

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