VIDEO RECENSIONE The Crown

Su YouTube vi parlo della serie tv Netflix The Crown!

The Crown RECENSIONE

A presto lettori,

erigibbi

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RECENSIONE FILM SPLIT

Mi sembra sia già uscito qui sul blog il fatto che abbia studiato psicologia tutta una vita (sì, sto esagerando, ci ho dedicato solo 5 anni al liceo e 5 all’università) quindi potevo non guardare Split?

Il protagonista del film è un ragazzo che soffre di disturbo dissociativo di personalità conosciuto ai più come disturbo di personalità multiple. Lo ammetto, più pazzi sono più rimango affascinata, è più forte di me. Il vero nome di questo ragazzo è Kevin ma durante il film lo incontreremo veramente per pochi istanti. Kevin ha altre 23 personalità. Che sia veramente possibile? È molto raro in realtà, di solito ci aggiriamo da 2 a 4-5 al massimo, che io sappia, ma c’è stato un caso di un ragazzo in particolare (da cui io penso sia stata tratta ispirazione) che manifestava 24 personalità distinte: Billy Milligan. Nel film non vedremo tutte e 24 le personalità ma quelle più importanti e forti: Dennis, un uomo con DOC (disturbo ossessivo compulsivo) che lo porta ad essere ossessionato dalla pulizia propria ed altrui oltre che dall’ordine; Barry, un ragazzo che disegna vestiti di moda e che va in terapia da una dottoressa proprio per questo disturbo; Patricia (sì, chiaramente una donna) che inizialmente mi sembrava abbastanza razionale ma ho dovuto ricredermi e Hedwig, un bambino di 9 anni.

Sostanzialmente Dennis rapisce tre adolescenti, Claire, Marcia e Casey e mentre Claire e Marcia cercano di cospirare contro Dennis per avere la meglio sostenendo che in tre contro uno ce la si può fare, Casey è l’unica che fin dall’inizio sembra capire qualcosa, è come se sapesse come e quando bisogna agire. Scopriremo poi che Casey ha avuto un’infanzia difficile, in cui veniva abusata dallo zio. Questo le ha permesso di entrare in sintonia con il pensiero di Kevin e delle altre personalità perché l’evento scatenante del disturbo di Kevin è stato proprio l’abuso infantile oltre che i maltrattamenti subiti dalla madre.

La storia aveva un potenziale enorme ma tutto è scemato nel momento in cui è apparsa La Bestia. La Bestia è la 24° personalità di Kevin, dotata di forza sovraumana e (purtroppo per noi spettatori) in grado di arrampicarsi sui muri come fosse SpiderMan, in grado di non perdere una goccia di sangue dopo essere stato accoltellata (con un fianco d’acciaio visto che dopo essere stato accoltellata il coltello si è pure frantumato), in grado di restare praticamente indenne dopo due o tre colpi di fucile. Ecco qui è caduto tutto. Si è improvvisamente passati da un bel film ad un film di fantascienza fatto male visto che le scene in cui La Bestia si arrampicava sui muri erano evidentemente ritoccate male, anzi malissimo. Ma io dico, perchè? Mi sarebbe andata benissimo la personalità più forte, più resistente al dolore, ma perché renderla sostanzialmente d’acciaio, in grado di arrampicarsi sui muri e pure cannibale? (Mi stavo dimenticando di questo particolare essenziale). Un vero peccato.

Un’altra cosa che proprio mi ha dato fastidio, ma qui probabilmente entra in gioco la deformazione professionale è la seguente: la dottoressa (un’anziana signora con anni e anni di esperienza alle spalle, mica la giovane laureata di turno) non ha avvisato le autorità nel momento in cui ha capito che il suo paziente poteva fare del male a se stesso o qualcun’altro. GRAVE, GRAVISSIMO! Questa è una cosa che non sta né in cielo né in terra, non esiste! È dovere professionale farlo; quando uno psicologo, uno psichiatra ma anche un medico, capisce o pensa che il suo paziente può ledere a sé o agli altri non c’è segreto professionale che tenga.

Niente da dire invece sulla bravura di James McAvoy, una prestazione superlativa, fantastica, da bocca aperta, da brividi, da “se avessi la sua bravura conquisterei il mondo!”. Interpretare 6 persone differenti per età, sesso, caratteristiche fisiche e linguistiche (ad esempio quando interpreta Hedwig parla come un bambino e tra l’altro con il sigmatismo, vedi zeppola o s moscia o s sifula o Jovanotti) non deve essere per niente facile e lui c’è riuscito alla grande!

Io sicuramente vi consiglio il film perché è interessante ma da quando inizia ad esserci La Bestia per me c’è stato un calo brusco e infatti la mia valutazione proprio a causa di questa personalità è di sole:

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Voi avete visto questo film? Cosa ne pensate? Fatemi sapere!

A presto lettori,

erigibbi

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RECENSIONE The Crown I stagione

Quand’ero in Italia, quindi fino a non molti mesi fa, odiavo quando i telegiornali parlavano della regina Elisabetta o di qualsiasi altro membro della famiglia reale inglese ma non perché odio loro, semplicemente perché qualsiasi articolo verteva sul gossip e non su qualcosa di veramente serio.

In realtà Elisabetta, Filippo e gli altri membri reali, chi più chi meno, mi hanno sempre incuriosita. Mi sono sempre chiesta chi siano in realtà, se amano la vita che fanno perché sì, sono serviti e riveriti, abitano e vivono circondati dal lusso, ma non l’hanno voluto per cui mi chiedevo se la loro vita li soddisfacesse, invidiandoli un po’, lo ammetto. Poi è arrivata la serie Netflix The Crown. La mia curiosità stava finalmente per essere saziata. Non so se tutto quello trasmesso nella prima stagione sia vero, non so se la regina abbia dato il consenso affinché la sua vita privata venga ulteriormente messa sotto i riflettori, in cuor mio spero che tutto sia vero, che tutto sia veramente successo, che tutti siano o siano stati veramente come sono apparsi sugli schermi e ne parlerò come se fosse effettivamente così.

Se già da prima pensavo che la regina fosse una persona intelligente ora ne sono convinta. Si è ritrovata sul trono molto giovane a causa della morte prematura del padre da lei tanto amato, e pur avendo studiato regole e divieti, diritti e doveri di un re o di una regina, pur sapendo praticamente a memoria la costituzione e le leggi inglesi, si è ritrovata a non saper bene cosa fare in un ruolo in cui non pensava di ritrovarsi così presto. Molto spesso ho pensato che essendo regina potesse fare come le pareva (non pensate a grandi cose ma anche semplicemente dare il cognome del marito ai figli com’era suo desiderio) e invece no. La regina è solo una facciata, è solo colei che ci mette la faccia ma non è quella che fa, lei non può fare, non ne ha il diritto, o forse ce lo ha ma i costi sarebbero troppo alti: scandali, scandali ovunque per fatti assolutamente normali o banali. Il Primo Ministro è quello che conta con tutti i consiglieri che lo attorniano. Di sicuro Elisabetta non si è mai arresa e una delle cose che più mi ha colpito è stata la scelta di riprendere gli studi anzi di iniziare gli studi nel momento in cui ha capito che non ha avuto un’istruzione standard come noi poveri umani, lei non ha studiato la storia e la geografia per esempio. Si è resa conto che questa mancanza non le era d’aiuto nel momento in cui doveva affrontare i più importanti uomini di Stato con cui doveva incontrarsi spesso. Lei non voleva restare indietro, non voleva essere semplicemente la bella faccia che tutti volevano fosse. Trovo che sia da ammirare anche solo per questo motivo. Quella che ho visto è una donna forte, intelligente, caparbia, testarda e determinata. Quello che mi è dispiaciuto vedere è che nonostante le prime intenzioni fossero diverse, poi ha sempre scelto la patria piuttosto che la famiglia, piuttosto che il marito o la sorella (sorella che non sapevo avesse tra l’altro). Posso cercare di capire questa scelta, d’altronde è la regina ma da regina non poteva prendere scelte diverse e optare per la famiglia? Quello che mi chiedo è: era veramente impossibile fare altre scelte? Sarebbero state veramente delle scelte che avrebbero dato scandalo?

Un’altra cosa che mi sono sempre chiesta è: ma Filippo come fa a stare sempre dietro di lei? Per un uomo deve essere difficile apparire inferiore alla donna, alla propria moglie, soprattutto negli anni scorsi. Non mi sbagliavo. Questa situazione per lui è stata, almeno in questa prima stagione, sempre un peso. Filippo tra l’altro non era nessuno, non era benvoluto da nessuno, non era amato da nessuno (tra i politici che circondavano la regina almeno); non ha potuto dare il cognome ai suoi figli, non poteva camminare a fianco della moglie, non poteva seguire la sua carriera né tantomeno avrebbe dovuto prendere lezioni di volo (scandalo! ma perché??), credetemi, non gli era consentito fare nulla e questo ovviamente ha portato dei problemi nella vita di coppia. Lui voleva una moglie, lei non poteva (a parer suo) esserlo sempre.

Entrambi gli attori, Claire Foy che interpreta Elisabetta II e Matt Smith che interpreta il Principe Filippo mi sono piaciuti molto sia come attori sia esteticamente, lei in particolare è di una bellezza semplice e raffinata e amo pensare che la regina fosse stata veramente così.

L’ambientazione esterna (i paesaggi in particolare) ed interna (Buckingham Palace per esempio anche se le scene ovviamente non sono state girate veramente in questo luogo) l’ho trovata incantevole, ero stupita di fronte a tanta bellezza.

È stata una serie tv che mi è piaciuta veramente molto e ovviamente ve la consiglio. Ho sentito e letto da molti che fosse lenta ma in realtà a me non ha dato questa impressione. Non mi sono mai annoiata, mai distratta, ero totalmente immersa nella storia. Potrei stare qui a parlarvi per ore anche di altri personaggi, come ad esempio la sorella di Elisabetta, Margaret, ma evito perché mi dilungherei troppo. Tutti i personaggi infatti erano ben caratterizzati, con pregi e difetti, con difficoltà e timori. Insomma, si tratta di una serie tv che secondo me merita il massimo dei voti:

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Voi avete visto questa serie tv? Vi è piaciuta? Fatemi sapere con un bel commento!

A presto lettori,

erigibbi

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RECENSIONE FILM Guardiani della Galassia 2

Ebbene sì, ieri ci siamo decisi: era arrivato il momento di andare al cinema in Galles senza l’assistenza costante dei sottotitoli da noi utilizzati nel (mai) remoto caso in cui gli attori parlino come se avessero una patata in bocca. Per fortuna in Guardiani della Galassia nessuno ha manifestato la sindrome da bocca piena e il film è stato facilmente compreso anche dalla sottoscritta.

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Per tutte quelle persone che non sono andati a vederlo perché “è un film stupido” beh che dirvi se non “sì! è un film stupido ma è nato per questo!”. Guardiani della Galassia è nato proprio per essere divertente, a volte leggermente demenziale, ma forse questo è uno dei suoi pregi migliori perché fa ridere senza essere volgare e senza cadere in banalità.

In questo secondo capitolo i protagonisti sono Peter (Chris Pratt) e la sua famiglia (di sangue). Si scoprirà chi è suo padre (stile Star Wars insomma) e il perché abbia abbandonato Peter e la madre. Quindi, secondo voi chi potrebbe essere il cattivo del film??

Collegandomi a questo, Peter in una scena afferma che da piccolo diceva che suo padre era il protagonista di Supercar (alzi la mano chi di voi non voleva quella macchina! Bene, voi, andate fuori!!! Subito!!), assente perché costantemente impegnato sul set e l’attore in questione è simpaticamente apparso in alcune scene (Ego, il vero padre di Peter, si trasformerà in lui ad un certo punto e poi apparirà nei titoli di coda ripetendo una delle frasi più lunghe e più profonde di baby Groot e se non capite a cosa mi sto riferendo…FUORI!!! SUBITO!!!)

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La presenza del baby Groot, dalla loquacità spiazzante, è stata fonte di divertimento per grandi e piccini e ha permesso al regista di far sviluppare una dinamica interessante tra i Guardiani. E se nel seguito (perché sì, è evidente ci sia un terzo Guardiani della Galassia) troveremo un Groot adolescente drogato di videogiochi tanto da non uscire dalla sua camera beh credo che di risate ne potremmo fare ancora.

Poteva poi mancare l’onnipresente Stan Lee?? Ma che ve lo dico a fare poi!

Gli effetti speciali di questo film sono stati meravigliosi, in particolare i colori erano veramente magici. Avatar mi è tornato in mente un sacco di volte anche se qui (se la mente non mi inganna) i colori erano molto più accesi. Già solo dalla cover del film potete capire o perlomeno immaginare di cosa sto parlando.

In sostanza è un film che vi consiglio soprattutto se avete bisogno di farvi qualche risata! Alcune battute/scene sono state veramente geniali! Non andate a guardarlo pensando e sperando sia un film serio, non lo è, ma nel suo genere è un film fatto bene!

Voi lo avete visto? Cosa ne pensate? Lo guarderete? Fatemi sapere!

A presto cinefili,

erigibbi

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ORANGE IS THE NEW BLACK IV stagione

Lettori, oggi vi parlo dell’ultima stagione andata in onda di ORANGE is the new BLACK, la IV per l’appunto.

La situazione del carcere si sta evolvendo: ci sono nuove detenute, molte, troppe per i miei gusti, e la cosa non mi piace. Non mi piace perché ormai sono affezionata alle “vecchie” detenute, quelle che ci sono sempre state, quelle che ormai ho imparato a conoscere e quindi la presenza di quelle nuove toglie tempo a quelle che più mi piacciono e in più ho trovato le nuove detenute troppo scontrose e attaccabrighe.

Per quanto riguarda nello specifico alcuni personaggi, nei primi episodi troviamo una Piper totalmente diversa da quella che avevamo imparato a conoscere nelle prime stagioni: è fredda, calcolatrice, boss..insomma no, questa Piper non mi piace. Poi però le cose hanno cominciato a cambiare, e Piper ha avuto quello che secondo alcune si meritava. Una lezione pesante, la scena in cui è stata marchiata per me è stata dura, mi sono infatti ritrovata a piangere copiosamente, le lacrime si limitavano a fuoriuscire dai miei occhi. Se Piper in questo modo è tornata la solita Piper di sempre, questo non lo possiamo dire per Maria che è diventata peggio, molto peggio.

Il culmine della tragicità di questa stagione c’è stato con P. Ebbene lettori, la mia preferita, la più buona, la più gentile, la più piccolina, lei, è morta, schiacciata accidentalmente da una guardia. Forse la tragicità della situazione aumenta se pensiamo che la guardia è un ragazzo giovane che tra tutti è quello con meno problemi mentali e se pensiamo che Suzanne è involontariamente colpevole quasi quanto la guardia. Questa scena ragazzi mi ha sconvolto. Inizialmente non ci credevo, mi pareva impossibile che questo fosse veramente successo, che fosse veramente morta ma d’altronde era chiaro, lo zoom sul suo viso che cambiava colore a causa della mancanza d’ossigeno ha spazzato via ogni minimo dubbio.

Sebbene l’inizio di questa stagione mi abbia fatto storcere il naso non c’è dubbio che dopo un paio di puntate io fossi totalmente presa da quello che stava succedendo nel carcere. Non ho mai pianto così tanto per Orange, non mi sono mai emozionata così tanto, mai arrabbiata così tanto. Questa stagione credo sia stata una delle migliori di questa serie. Quello che sta accadendo nel carcere a causa delle nuove guardie è triste, solo perché quelle donne si trovano in carcere secondo le guardie possono essere trattate come animali o come mostri, meritanti punizioni, castighi, violenza fisica e psicologica e probabilmente questo è quello che succede nella realtà.

Quello che più mi piace di Orange è che le tematiche trattate sono importanti e vengono trattate come se niente fosse, vengono buttate là, ti schiaffeggiano in volto e tu, spettatore, non te ne rendi conto se non alla fine della puntata quando sei emotivamente provato e turbato. Adoro.

Voi avete guardato la IV stagione di ORANGE is the new BLACK? Cosa ne pensate? Fatemi sapere!

A presto lettori,

erigibbi

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RECENSIONE The Godfather – Il Padrino

TITOLO: The Godfather (Il Padrino)

PERSONAGGI ED INTERPRETI PRINCIPALI:

  • Al Pacino: Michael Corleone
  • Marlon Brando: Don Vito Corleone

RECENSIONE:

Il film è ambientato a New York, in pieno dopoguerra, siamo infatti tra la fine degli anni ’40 e i primi anni ’50 ed è per lo più incentrato sulla figura di don Vito Corleone, capo di una famiglia mafiosa divenuta col tempo una delle più potenti organizzazioni criminali di New York grazie al rispetto e all’onore ottenuti dal patriarca e dai figli coinvolti nelle attività malavitose. Quando don Vito rimane vittima di un attentato orchestrato da un boss rivale, il figlio, Michael Corleone, fino a quel momento rimasto volontariamente fuori dalle losche attività di famiglia, comincia l’ascesa nell’impero criminale familiare fino a diventare il nuovo ‘padrino’.

Sicuramente tutti voi avrete visto Il padrino, quei pochi che non l’hanno ancora visto (vi facevo compagnia fino a due settimane fa) sicuramente ne hanno perlomeno sentito parlare. Non potevo più aspettare, le insistenze di Enrico si stavano ormai facendo pressanti, un’italiana non può non conoscere Il Padrino, d’altronde all’estero oltre a pasta e pizza ci associano, purtroppo, pure alla mafia. Indubbio che la visione di questo film debba far parte della cultura cinematografica di ognuno di noi per cui sì, la domenica prima di Pasqua ero finalmente nel mood giusto, era giunta l’ora per Il Padrino.

Pur essendo un film del ’72 questa pellicola è indubbiamente ancora attuale, la storia narrata può essere ambientata benissimo nei giorni nostri. La cosa, se da un lato è positiva per il film, dall’altro non lo è per noi, noi italiani, noi additati ahimé come mafiosi. Devo essere onesta nel dirvi che durante la prima ora mi sono annoiata parecchio, il film non riusciva a conquistarmi, l’ho trovato molto lento e per di più alcune scene di morte mi facevano ridere. Il problema fondamentale di queste scene era la falsità: falsità degli attori che hanno recitato molto male nel momento in cui dovevano urlare e accasciarsi al suolo, falsità del sangue che chiaramente era ketchup (o altro miscuglio vermiglio) e che fuoriusciva troppo in ritardo rispetto al momento in cui la pallottola entrava nel corpo.

Fortunatamente dopo la prima ora le cose hanno cominciato a farsi interessanti, la mia attenzione è stata catturata e, non credo sia un bene, ma mi sono lasciata trasportare dai sentimenti provati da Michael tanto da sperare che uccidesse un po’ di gente.

Si tratta di un film che non mi ha entusiasmato appieno, capisco che l’inizio doveva essere un preludio, ci doveva essere il cambiamento di Michael, la sua evoluzione, ma per me questo cammino è stato troppo lento. Sicuramente nell’ultima ora e mezza sono rimasta incollata allo schermo tanto che avevamo previsto di guadarlo in due round e invece, alla fine, non sono più riucita a fermare la proiezione. Restano però i due aspetti negativi: la lentezza iniziale e la mal interpretazione di alcuni attori nel momento della morte. Non posso invece negare la bravura di Marlon Brando e di un giovanissimo Al Pacino, entrambi hanno recitato molto bene, in particolar modo mi è piaciuto Brando.

Ovviamente, come citazione non potrei non salvare questa frase:

I’ll make him an offer he can’t refuse.

Voto attori: 9 su 10

Voto grafica/effetti speciali: 7 su 10

Voto trama: 8 su 10

Voto finale: 8 su 10

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Cosa dite di questo film? Lo avete già visto? Vi è piaciuto? Attendo i vostri commenti.

A presto cinefili,

erigibbi

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The Walking Dead VII stagione (II metà)

Ebbene sì, The Walking Dead è giunto alla fine. Oddio, è finita solamente la VII stagione, non allarmatevi. Se la prima parte di stagione è stata a mio avviso per la maggior parte del tempo una grande metà stagione, la seconda parte, ahimé è stata una gran delusione. Non c’è stata una puntata in cui mi sentivo particolarmente in ansia, non c’è stata una puntata in cui ho pensato “che gran puntata”, non c’è stato nulla che mi abbia fatto dire “wow”.

Finalmente Rick ha reagito, ha deciso di contrastare i Saviors (lo guardo in inglese quindi abbiate pietà) e Negan per cui ogni puntata era incentrata su una comunità diversa: Ezekiel e il suo regno, Hilltop, le donne pazze schizzate che vivono nell’immondizia, la comunità di sole donne scoperta da Tara.. insomma, è stato per di più un girovagare alla ricerca di stringere alleanze e di trovare armi. Se pur un passaggio necessario, l’ho trovato altresì un passaggio noioso. Sicuramente competere con Negan, con il personaggio di Negan, con il suo spirito, il suo carisma è molto difficile. Se la prima parte di stagione ha fatto scintille è solo merito suo (tralasciamo l’uccisione di Glenn, tralasciamola su). Negan è un signor cattivo; Negan è quel cattivo che odi alla follia ma che non puoi non amare; Negan è quel cattivo che ad un certo punto ti piace più dei buoni, c’è poco da fare. Mai avrei pensato che Jeffrey Dean Morgan sarebbe passato dal paziente dolce e gentile di Grey’s Anatomy ad uno spietato uomo cazzuto che gira con una mazza da baseball decorata con filo spinato a cui ha dato il delicato nome di Lucille e mai avrei pensato che fosse un attore così bravo! Fatto sta che la quasi totale assenza di Negan in questa seconda parte di stagione ha assolutamente influenzato la sua bellezza. Sicuramente quando la prima metà stagione è fatta così bene, tiene così incollato lo spettatore e gli procura attacchi di ansia così forti che manco il fobico più fobico ha mai sperimentato, beh, in questi casi è difficile eguagliare o addirittura superare quello che si è ottenuto precedentemente. Diciamo che potevamo aspettarci un calo in questa seconda parte.

Piccolo appunto sui alcuni personaggi. Io non so quante volte ho ripetute “Dio mio non sopporto Rosita“, “Dio mio odio Rosita” ma Dio mio è stata insopportabile per gran parte della seconda metà di stagione. Lo sguardo da strafottente, l’odio che emanava, vi giuro, non riuscivo a sopportarlo. E poi, poi abbiamo toccato il culmine quando ha avuto la brillante idea di attaccare il forte di Negan perché Rick, a detta di lei, non stava facendo nulla. Ma ragazza mia, Rick sta andando a caccia di alleanze, di persone (che vi mancano) e di armi (che vi mancano più delle persone) quindi al posto di lamentarti tanto dai una mano a Rick cosa dici? Ovviamente no, ovviamente andiamo ad attaccare Negan con Sasha e ovviamente facciamoci inculare da Sasha che decide che deve andare lei da sola ad uccidere Negan. Ma veramente? Scusate, sto diventando scurrile. Sasha è stato un altro personaggio che in questa seconda metà di stagione non mi è piaciuto se non nell’ultima puntata. Diciamo che quella pillola era abbastanza prevedibile che se la sarebbe ingoiata, poi si è capito benissimo fin dall’inizio dell’ultima puntata che l’aveva fatto e quindi poi è stato abbastanza prevedibile che avrebbe attaccato Negan in quel modo ma perlomeno in quei 5 secondi ha fatto qualcosa degno di nota e utile visto che ha dato il tempo agli altri di reagire. In particolare mi è piaciuto molto che sia stato proprio Carl il primo a reagire, quel ragazzino a volte sarà anche stupido ma bisogna dargli atto che ha molto coraggio e mi piace per questo. Mi stavo bellamente dimenticando del personaggio più odioso di questa metà stagione e no, non sto parlando di Negan, non sto parlando di Dwight ma niente popo’ di meno che del traditore number one, quello che ha pure dimenticato il suo nome, l’inutile e ancora vivo Eugene signori e signori. Vogliamo parlare di quanto sia stato pessimo nel tradire così Rick e i suoi amici? Vogliamo parlare di quanto adesso si crede super figo perché è con Negan? Vogliamo parlare di come deve morire male soffrendo di brutto? No, non vogliamo parlarne perchè al solo pensiero mi torna la gastrite.

In sostanza, se la prima metà di stagione è stata molto bella, questa seconda metà ha sicuramente lasciato delusi molti di noi.

Voi guardate questa serie? Cosa pensate di questa seconda metà stagione? Fatemi sapere!

A presto walkers,

erigibbi

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YouTube: PREFERITI di Marzo

Su YouTube ho messo un video in cui sproloquio vi parlo dei preferiti del mese di marzo: libri, film, serie tv, prodotti di makeup e di skincare e infine vestiti. Se volete guardare la mia incapacità nel parlarvi di cose da donna, divertitevi! 😉

https://www.youtube.com/watch?v=aOlGnI3zKew

Se vi iscrivete al canale, commentate, mettete un piace, sappiate che mi fate semplicemente molto felice!

A presto lettori,

erigibbi

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RECENSIONE FILM: Deadpool

TITOLO: Deadpool deadpool

ANNO: 2016

DURATA: 108 minuti

GENERE: azione, avventura, commedia, fantascienza

REGIA: Tim Miller

DISTRIBUZIONE: 20th Century Fox

INTERPRETI & PERSONAGGI:

Ryan Reynolds: Wade Wilson/Deadpool

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Ed Skrein: Francis Freeman/Ajax

Morena Baccarin: Vanessa Carlysle

Andre Tricoteux: Piotr “Peter” Rasputin/Colosso

Brianna Hildebrand: Ellie Phimister/Testata Mutante Negasonica

T. J. Miller: Jack Hammer III/Weasel

Gina Carano: Angel Dust

Leslie Uggams: Al

Jed Rees: Reclutatore

Karan Soni: Dopinder

Style Dayne: Jeremy

Kyle Cassie: Gavin Merchant

Isaac C. Singleton Jr.: Boothe

Rob Hayter: Bob

TRAMA:

Deadpool racconta la storia di Wade Wilson, partendo dal suo passato come ex membro delle forze speciali che, dopo essere stato sottoposto a un esperimento illegale che gli dona poteri di guarigione accelerata, diventa un mercenario adottando l’alter ego Deadpool. Armato con le sue nuove abilità, e con un cinico e contorto senso dell’umorismo, Deadpool dà la caccia all’uomo che ha quasi distrutto la sua vita.

RECENSIONE:

Domenica scorsa la scelta del film è iniziata con la fatidica frase “oggi niente supereroi, dai”. Fu così che la Marvel ci tenne compagnia per l’ennesima volta! Ma se consideriamo che Deadpool non si considera un supereroe, il problema non si pone!

Su Deadpool non sapevo assolutamente nulla, mai letto un fumetto, mai visto nulla in tv, zero. Ho inserito, ai tempi, questo film nella mia lista principalmente perché, al contrario di quanto affermi Wade Wilson per me Deadpool fa parte dei supereroi, perché è un fumetto firmato Marvel (non che sia esclusivamente Team Marvel, dipende, sono infatti anche Team DC) e perché con i trailer trasmessi ero rimasta scioccata (proprio sconvolta) per quanto Deadpool si discostasse dalla considerazione media di “supereroe”.

Ryan Reynolds è stato strepitoso. Ha avuto la capacità di sembrare ironico, divertente, incazzato, depresso spesso nel giro di pochissime battute. Il cambio di tono usato per trasmettere allo spettatore il suo stato d’animo è stato perfetto. Considerate che quando è vestito da Deadpool la sua espressività facciale è pressoché inesistente, non si può notare, quindi con solamente il tono di voce a disposizione lui doveva trasmettere le sue emozioni a noi spettatori, e beh, ci è riuscito alla grande.

Le scene d’azione sono state fatte molto bene, i rallentamenti, i dettagli in primo piano sono stati un piacere per la vista. Nonostante quando Deadpool combatte utilizza un metodo piuttosto spettacolare, proprio nel senso che dà spettacolo, le lotte non mi sono mai sembrate finte e preparate ad arte. (Se guardate la serie tv Arrow forse capite a cosa mi riferisco visto che in questo telefilm i combattimenti a volte sono chiaramente finti).

La storia di per sé non è profonda né magnifica. Si limita ad essere la storia di Deadpool, com’è nato Deadpool, chi era prima di diventare Deadpool, qual è stato il suo percorso di cambiamento e, anche se non si direbbe, di crescita. Sinceramente questo per me non è un limite. Ora ho una conoscenza che comunque prima non avevo e qualche messaggio in realtà un po’ profondo il film lo ha anche trasmesso.

See? You don’t need to be a superhero to get the girl.

The right girl will bring out the hero in you.

Finché lo guardavo ho espresso più volte il seguente parere “che film trash” ed è così; è un film trash con parolacce, con sangue, con teste recise che volano, con violenza, con cattiveria ma è un bel film trash. Rispecchia il supereroe Marvel perché (ecco questa cosa la so) Deadpool nemmeno nel fumetto è IL supereroe ma è ‘uno’ che combatte i cattivi, preferibilmente uccidendoli, parlando a non finire, facendo il coglione, esternando battute e ironia. Anche questo mi è piaciuto. Nonostante quello che gli è capitato, la sua ironia, non l’ha mai persa, mai. Poteva deprimersi stile Oliver Queen o peggio ancora, stile Batman, ma no, non l’ha fatto e l’ho apprezzato tantissimo.

Piccolo ed ultimo appunto, nel film compaiono spesso riferimenti a Lanterna Verde (film criticato a non finire e in cui Reynolds interpretava il suddetto supereroe) e a Wolverine. E questo, ad una nerd come me, fa morire. Non so bene il perché ma quando in un film di supereroi si fa riferimento ad altri supereroi magari prendendo in giro determinate loro caratteristiche, beh, mi fa scatenare l’adorazione che è in me!

Voto attori: 8 su 10 (spicca Ryan Reynolds)

Voto grafica/effetti speciali: 8 su 10

Voto trama: 7.5 su 10

Voto finale: 8 su 10

Voi amici nerd, avete visto questo film? Vi è piaciuto? Lo guarderete? Fatemi sapere!

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A presto cinefili,

erigibbi

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ORANGE IS THE NEW BLACK III stagione

Non so se ve l’abbia mai detto, scritto (è più appropriato), ma oltre ad essere una lettrice accanita amo alla follia dedicare un po’ del mio tempo a telefilm, serie tv e film di qualsiasi genere. Per cui ho avuto la “brillante” idea di tediarvi pure con questa mia passione. Non so cosa ne verrà fuori, non so se ci sarà un metodo che adotterò per parlare di una serie, non so per quanto questo programma possa continuare ma so che voglio iniziare adesso.

La serie di cui vi voglio parlare oggi è Orange is the New Black. Eviterò di fornirvi caratteristiche tecniche, potrei risultare poco professionale (ed effettivamente non lo sono perché in materia so ben poco) ma non vorrei annoiarvi ulteriormente con dati ed informazioni che probabilmente salterete a piè pari.

Visto che è il primo articolo su questa serie vi parlo brevemente di questa serie prima di addentrarmi nei dettagli. Per chi non lo sapesse Orange (sì, lo chiamo così) è ambientato in una prigione femminile, Litchfield, in cui la narrazione presente si alterna alla narrazione passata con flashback sulla vita delle detenute su cui, solitamente, ogni episodio si concentra. Le detenute in questione provengono da ogni dove, le etnie sono molte differenti, fatto più che normale nel contesto americano; abbiamo donne bianche, nere, asiatiche, messicane, spagnole, americane… insomma, c’è davvero di tutto. Come accennato prima, una caratteristica fondamentale di questa serie tv è il fatto che ogni episodio (o quasi) si concentra sulla storia di una detenuta, collegando i fatti presenti quindi collegando quello che le sta accadendo in carcere, con la sua storia passata di bambina o di adolescente o di ragazza/donna. Quello che spesso mi ha colpito è che molte di queste donne si trovano in carcere per reati minori, a volte veramente “così minori” che non pensavo nemmeno si potesse andare in carcere (in America) per motivi del genere; oppure si trovano in detenzione per legittima difesa (ma la cosa è passata per semplice omocidio) o per aver difeso il vero colpevole e altre situazioni più o meno bizzarre. Spesso mi dimentico che quello sia un carcere perché in queste 4 stagioni mi sono trovata ad empatizzare così tanto con loro (e io non empatizzo praticamente MAI con il sesso femminile, non so che problemi abbia) che le vedo come delle amiche con cui andrei volentieri a prendere un caffè!

Ora come ora sto guardando la IV stagione e quindi la mia idea era di parlarvi della stagione appena conclusa, la III. La III stagione l’ho ripresa dopo un anno dal termine della II non so nemmeno io perché, fatto sta che all’inizio ho fatto un po’ di fatica ad ingranare, le puntate non mi entusiasmavano o perlomeno lo facevano solo in alcuni punti ma a tratti ero un po’ annoiata. Questo, fotunatamente, è comunque durato poco, il tempo di un paio di puntate, tre al massimo. Rispetto alla prima stagione, in cui la protagonista principale era Chapman, ormai tutte sono un po’ protagoniste, ad ognuno di loro viene dedicata una puntata e ne sono molto felice visto che di alcune si sa molto poco, mi viene in mente come esempio Chang. Se l’inizio, dal mio punto di vista, è andato un po’ a rilento, il finale ha fatto il botto. Le detenute hanno avuto l’occasione, grazie a degli operai abbastanza ingenui (per non dire di peggio) e delle guardie pressoché assenti e dove presenti, inutili, (ma meglio così), stavo dicendo, hanno avuto l’occasione di “scappare” dal carcere. Fuori dal carcere si trova infatti un boschetto e un lago dove, dopo molti anni, le detenute hanno finalmente potuto godersi un po’ di sabbia tra i piedi e un po’ d’acqua fresca in perfetto stile pic-nic al lago di domenica. Non so perché ma quella scena, quei momenti, per me sono stati molto emozionanti; come loro mi sono sentita per un momento libera, libera di uscire dalle 4 mura e libera di respirare a pieni polmoni. Ero veramente felice della possibilità che hanno avuto, e sì, soprattutto in questo momento mi sono dimenticata del fatto che sono delle detenute e ho semplicemente pensato loro come a delle donne, delle madre, delle figlie, delle nonne. Ho comunque virgolettato scappare perché in realtà nessuno di loro ci prova realmente, alla fin fine, in linea di massima sono ben felici di tornare in carcere, dove anche Occhipazzi la vede lunga: hanno colazione, pranzo e cena, hanno un letto, un tetto, una doccia, insomma, hanno più o meno la loro casa con quella che ormai è la loro famiglia (o almeno una parte di essa visto).

Ho iniziato ieri la IV stagione e ho deciso di appuntarmi cosa ne penso ad ogni episodio per potervi eventualmente fornire delle informazioni più dettagliate sulle mie impressioni al termine della suddetta.

Mi scuso se l’articolo non segue un ordine, se non è informativo a livello tecnico e né troppo informativo a livello “personale” ma ho scritto a braccio, buttando su “carta” tutto quello che mi passava per la testa. Mi rendo conto che ho parlato più di Orange a livello generale che non a livello di III stagione e mi scuso pure per questo, sono una frana, lo so.

Fatemi sapere se l’articolo vi è piaciuto e soprattutto se l’idea di parlarvi delle serie tv che seguo vi può interessare. Sono un’insicura cronica e ho veramente SEMPRE bisogno di un consenso, di un appoggio, di un sostegno da parte vostra. Ho sempre paura di deludere chi mi legge, ho paura che il mio modo di scrivere faccia pena, ho paura di scrivere cose poco interessanti quindi, seriamente, se non volete avere un peso sulla coscienza fatemi sapere qualcosa! Sto divagando come sempre quindi meglio arrivare ai saluti!

A presto lettori,

erigibbi

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