RECENSIONE Il magico potere del riordino di Marie Kondo

TITOLO: Il magico potere del riordinoil magico potere del riordino

AUTORE: Marie Kondo

EDITORE: Vallardi

PREZZO: € 13.90 cartaceo; € 7.99 e-book

RECENSIONE:

In Giappone l’arte del riordino è una vera e propria forma di cultura e Marie Kondo ci si è dedicata fin da quando era bambina, specializzandosi poi in questa disciplina e facendone l’oggetto della sua professione.

I consigli che dà in questo libro sono molti. Innanzittutto occorre dividere il riordino in due fasi: nella prima bisogna prendere in mano l’oggetto e decidere se buttarlo o tenerlo (a seconda di quello che ci trasmette) mentre nella seconda bisogna trovare una collocazione all’oggetto che si è deciso di tenere. Poi, nel momento in cui si decide di riordinare, bisogna farlo tutto in una volta, non si deve centellinare. Bisogna ordinare per categoria, partendo dalle categorie di minor importanza e difficoltà: vestiti → libri → carte → oggetti misti → ricordi. Ci sono poi altri consigli e passaggi da seguire passo dopo passo se si vuole concludere con successo il riordino.

L’aspetto principale e fondamentale di questo procedimento, oserei dire di questa filosofia, è tenere solo quello che ci emoziona, solo quello che ci fa star bene, solo quello che ci fa ancora battere il cuore. Trovo che questo sia un consiglio ottimo. Provate a pensare a quanti vestiti avete che stanno lì, nel cassetto, a prendere polvere, che non vedono la luce da anni, che non mettete perché non vi piace più il modello, non vi piace più il colore, non vi piace come vi sta addosso, non vi sentite a vostro agio quando lo indossate. Eppure, ci ostiniamo a tenere quel vestito perché lo abbiamo acquistato in offerta ed è stato un affare per cui è un peccato buttarlo o perché è un regalo di un amico o di un familiare e ci sentiamo in colpa a buttarlo o perché un anno fa era il nostro capo preferito e ci fa pena darlo via. Non vi capita mai? A me sì, sono sincera e io sono una che tendenzialmente butta via.

Il motivo principale per cui a volte mi trattengo dal buttare cose è mia madre. Mia madre terrebbe (ho sbagliato tempo verbale, metteteci un bel presente) tutto, dalla più insignificante cianfrusaglia al più grande elettrodomestico rotto che “potrebbe funzionare ancora se trovassimo il pezzo del dopoguerra che sicuramente da qualche parte fabbricano ancora.”  Quando ho provato (2 anni fa) a svuotare il mio armadio, pieno zeppo di vestiti che non indossavo più, impossibilitata a metterci dentro i nuovi acquisti che volevo indossare, si è verificata una litigata che manco tedeschi e americani si sono mai sognati. Da 4 mesi abito in Galles e credetemi se vi dico che non ho ancora il coraggio di buttare niente perché so che mia madre in quel momento mi chiamerebbe su Skype e mi chiederebbe informazioni su quella maglietta tanto carina tanto bellina che non mi ha più visto addosso. Secondo voi potrei mentire con astuzia? Se avete detto di sì, non mi conoscete bene.

Un altro aspetto che mi ha colpito di questa filosofia è il parlare alle cose, ringraziarle per quello che hanno fatto durante la giornata o nel momento in cui le stiamo buttando ringraziarle per tutto quello che hanno fatto finora per noi. Perché mi ha colpito questo? Perché da bambina lo facevo. Oddio, non ringraziavo le cose ma ad alcune cose parlavo. Crescendo ho smesso, ma non del tutto. Due anni fa ho acquistato una piantina grassa, l’ho chiamata Ciccia (non criticate la mia fantasia). La tenevo in camera mia, luogo in cui studiavo e in cui stava particolarmente bene d’estate ma anche d’inverno non ha sofferto e credo di sapere perché. Il primo anno è cresciuta in una maniera impressionante. Forse perché ogni giorno le parlavo? Ebbene sì, le parlavo, le chiedevo come stava, le facevo una carezza, le parlavo della mia giornata. Poi, non si sa perché, mia mamma ha deciso che d’inverno stava meglio in cucina (è vero, in cucina era più caldo ma aveva già passato un inverno senza problemi quindi perché spostarla?). Inutile dire che nonostante mi fossi opposta non c’è stato nulla da fare. Ciccia è stata spostata e io ho smesso di parlarle perché era in luogo in cui non la vedevo (in un mobile in alto) e non eravamo mai sole per fare una chiacchierata. Beh ragazzi, tempo un mese e Ciccia è morta. Ancora adesso mi viene da piangere se ci penso. È stata la mia prima piantina, l’ho acquistata io, le ho dato da bere quando le serviva, le ho voluto bene credetemi, mi ci ero affezionata e ora non c’è più. Io credo veramente che le parole servano. Chiamatemi pazza, non importa, ma io ci credo.

Ritornando al libro, ci sono due aspetti che non mi sono piaciuti: i consigli a volte sembrano ridondanti e quando viene spiegato come piegare le cose mi sarebbe piaciuto ci fossero dei disegni per capire meglio come fare, per rendere più chiari i passaggi.

Al di là di questo l’ho trovato un libro interessante per comprendere, e nel mio caso scoprire, qualcosa in più sulla cultura giapponese anche se è incentrato interamente sulla cultura del riordino.

stellinastellinastellina

Link amazon: Il magico potere del riordino

Voi lo avete letto? Cosa ne pensate? Lo leggerete? Fatemi sapere!

A presto lettori,

erigibbi

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RECENSIONE L’universo nei tuoi occhi di Jennifer Niven

TITOLO: L’universo nei tuoi occhi l'universo nei tuoi occhi

AUTORE: Jennifer Niven

EDITORE: De Agostini

PREZZO: € 14.90 cartaceo; € 6.99 e-book

RECENSIONE:

I protagonisti di questo libro sono Jack e Libby. Jack soffre di prosopoagnosia un deficit percettivo acquisito o congenito del sistema nervoso centrale che impedisce di riconoscere i volti delle persone (presupponiamo che nessuno dei miei lettori abbia la prosopagnosia, voi riconoscete senza problemi vostra madre, vi viene naturale e spontaneo, non ci dovete pensare, Jack deve sforzarsi di recuperare mentalmente le caratteristiche visuo-facciali della madre ad esempio la bocca fatta in un certo modo, i capelli raccolti in un altro modo e così via, questo gli permette con una sicurezza mai del 100% di riconoscere sua madre). Piccolo particolare: nessuno sa che Jack soffre di questo deficit. Libby tre anni prima era stata l’adolescente più grassa d’America con 300kg di peso tanto che un giorno hanno dovuto portarla fuori di casa con una gru perché non riusciva né a passare dalle porte né ad alzarsi dal letto. Ora pesa 150kg e si piace così com’è. Libby non è sempre stata grassa, forse un po’ in forma ma niente di così grave, finché improvvisamente sua madre è morta. Da quel momento per affrontare la mancanza ha iniziato a mangiare e così l’acquisto continuo di peso ha fatto sì che diventasse anche bersaglio dei bulli. Jack e Libby ora frequentano la stessa scuola e tramite un “scherzo” poco divertente si incontreranno.

In questo libro ci sono state tante cose che mi sono piaciute ma anche tante cose che mi hanno fatto storcere il naso.

Un aspetto che mi è piaciuto è stato il pov alternato, questo infatti permette al lettore di comprendere cosa pensano e cosa provano i personaggi in quel momento però è stato utilizzato male: i capitoli erano veramente troppo corti, a volte anche una sola facciata, di media una pagina e questo non permetteva di entrare in relazione profonda con chi parlava in quel momento, era troppo toccata e fuga.

Durante il libro poi ci sono una serie di riferimenti ad altri libri (perché Libby è una grande lettrice) e di citazioni e questo mi è piaciuto molto così come il bel rapporto tra Jack e Dusty (il fratello più piccolo di Jack), molto spontaneo e sincero. Dusty sembra un bambini fragile e delicato, pronto a soccombere di fronte alle cattiverie degli altri ragazzini e Jack sembra il padre protettivo pronto a fare qualsiasi cosa per proteggerlo e per renderlo felice.

Il messaggio di Libby e del libro è molto profondo e tocca delle tematiche molto importanti come il bullismo e i disturbi alimentari. Libby è una fonte di energia inesauribile, è vita allo stato puro. Da quando l’hanno liberata non vuole perdersi un momento, non vuole più restare ferma immobile, non vuole lasciarsi scappare nulla, vuole ballare, sempre. Nonostante sia ancora obesa lei si piace così com’è e questo è uno dei messaggi che cerca di mandare spesso al lettore, soprattutto alle lettrici. Amarsi e apprezzarsi per quello che si è, affrontare i bulli senza scappare ma andando loro incontro a testa alta e superare gli attacchi d’ansia quando cercano di prendere il sopravvento. Veramente, messaggi molto belli e profondi MA. Essere alta 170cm e pesare 150kg non è salutare. Giustissimo vedersi belli lo stesso ma un peso del genere può portare a gravi problemi di salute e a questo nel libro non si fa cenno. Libby spesso ha paura di morire ma questa paura è provocata dalla morte improvvisa della madre; lei non pensa che il suo peso possa portarla ad una morte prematura!

Ci sono stati poi tutta una serie di problemi secondari alla vicenda, buttati lì ma non adeguatamente approfonditi come ad esempio il fatto che Dusty fosse probabilmente gay, il tumore del padre di Jack, l’amante del padre di Jack, i genitori di Jack che si separano… Tanta carne al fuoco ma poi..? Il nulla, tutto troppo vago.

Un’altra cosa che non ho capito è la storia d’amore. Perché? Perché ogni libro di questo tipo deve vertere sulla storia d’amore tra i protagonisti? La storia poteva andare benissimo, forse anche meglio se tra i due ci fosse stata una semplice ma bellissima amicizia. Non voglio sembrare cattiva ma l’amicizia tra Libby e Jack mi avrebbe dato una parvenza di verità, di storia che realmente può accadere mentre l’amore tra Libby e Jack mi ha dato l’idea di finzione, di una cosa che può accadere solo nei libri (e nei film). Quante volte nella vita vera abbiamo visto una coppia formata da un lui o una lei di 150kg e un lui o una lei molto bello/a? Non voglio dire che non può mai accadere, voglio dire che non è così scontato, e allora perché darlo per scontato in un libro?

Alla fine del libro comunque si scopre che l’autrice ha veramente sofferto di problemi di peso, di attacchi d’ansia e di bullismo, proprio come Libby e probabilmente queste esperienza hanno aiutato Niven a descrivere così bene gli stati d’animo e le sensazioni fisiche e corporee di Libby. Inoltre ci sono dei familiari della scrittrice che soffrono di prosopagnosia e che le sono stati d’aiuto per descrivere lo stato d’animo di Jack o le tecniche che usa per riconoscere le persone. Indubbio che anche parlare di prosopagnosia all’interno di un romanzo sia stata una buona cosa. Io sapevo già di cosa si trattava avendo studiato Psicologia all’Università ma credo che per la maggior parte delle persone questo sia un disturbo fino ad ora sconosciuto.

In sostanza, nonostante vari pro e contro, vi consiglio questo libro perché le tematiche trattate sono diverse e tutte molto importanti. Sicuramente vi farà riflettere su molte cose senza comunque cadere nel banale o nella tristezza più assoluta perché infatti ci sono anche episodi divertenti!

stellinastellinastellinastellina

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Bene amici voi avete letto questo libro? Cosa ne pensate? Fatemi sapere!

A presto lettori,

erigibbi

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PS. scusate per la faccia, non avevo tempo per truccarmi e rendermi guardabile.

PPS. Si ringrazia il fotografo BB per non azzeccare mai le luci e la messa a fuoco. Ti si ama comunque.

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RECENSIONE LA VITA È UN TIRO DA TRE PUNTI di Marco Dolcinelli

TITOLO: La vita è un tiro da tre punti la vita è un tiro da tre punti

AUTORE: Marco Dolcinelli

EDITORE: Nativi Digitali Edizioni

PREZZO: € 12.48 cartaceo; € 3.99 e-book

RECENSIONE:

[grazie a Nativi Digitali Edizioni per il libro]

I protagonisti principali di questo libro sono Federico, Orlando e Alberto. Questi tre amici, assieme ad altri ragazzi della loro compagnia, amano andare al campetto: un campo dove ritrovarsi tutti assieme e giocare a basket. Questa pace idilliaca finisce il giorno in cui un altro gruppo di ragazzi, molto più bravi di loro in questo sport e non a caso soprannominati Le Bestie, decide di cominciare a giocare in quel campo. Lo scontro e le antipatie diventano insopportabili anche grazie ad una diatriba amorosa. Alberto propone una sfida impensabile ed impossibile: fare una serie di 5 partite, una a settimana, il primo gruppo che ne vince tre ha vinto il campetto e l’altro gruppo non potrà più giocare in quel luogo.

I personaggi principali sono tutti ben caratterizzati e differenziati tra loro: Federico ad esempio non si fa la barba da 3 mesi, da quando è stato lasciato dalla sua fidanzata dopo 4 anni; Alberto è diventato vegetariano da pochi mesi, suona e canta in una band ed è innamorato perso di Serena, la ragazza di uno dei tipi delle Bestie; Orlando lavora, ha una fidanzata, una sorella e una mamma a cui deve pensare da quando è morto il padre. Tutti sono però accomunati dal campetto e dal basket: c’è chi lo pratica solo da poco tempo e chi invece ci gioca da molti anni, chi avrebbe voluto avere una carriera in quello sport e chi semplicemente lo vede come un gioco e un hobby ma per tutti il campetto è un rifugio, un luogo dove ritrovarsi, dove l’unico pensiero che conta è vincere, magari con un tiro da tre.

Il primo capitolo è iniziato giustamente con una partita di basket: ho fatto un po’ di fatica ad orientarmi perché i nomi erano tanti, non capivo chi era contro chi ma questo mi ha dato proprio l’idea che ci fosse una vera partita di basket lì, di fronte alla mia finestra. Potevo sentire il rimbalzo della palla sul cemento, le urla dei ragazzi che chiamavano il passaggio, il rumore e lo stridore delle scarpe, le risate, le imprecazioni, la palla che prendeva il ferro, la palla che entrava, liscia, solo cotone.

Mi sono affezionata a questi ragazzi in una maniera assurda e spesso provavo un po’ di malinconia perché mi sarebbe piaciuto far parte di una compagnia di amici così affiatati, così sinceri, così veri, come se Federico, Orlando, Alberto e gli altri esistessero veramente. Forse anche l’ambientazione ha aiutato: il tutto si svolgeva a Verona, io abitavo in provincia di Padova fino a qualche mese fa, certo il luogo non è lo stesso ma mi ha dato l’impressione di essere più vicina a loro.

Mi è poi piaciuto come si sono evoluti i fatti: ci sono stati degli eventi che non pensavo minimamente potessero accadere e sono rimasta veramente soddisfatta del finale. Avevo il terrore che potesse essere banale e scontato ma invece no, è andata come doveva andare, come sarebbe andata nella vita vera e sono felice di questo.

In sostanza consiglio questo libro a tutti voi, che siate sportivi o meno, che amiate il basket o il calcio, che abbiate degli amici così oppure no, giocate la vostra partita e acquistate il libro.

stellinastellinastellinastellina

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Cosa dite di questo libro? Vi ispira?

A presto lettori,

erigibbi

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RECENSIONE SUITE FRANCESE DI IRÈNE NÉMIROVSKY

TITOLO: Suite Francesesuite francese newton

AUTORE: Irène Némirovsky

EDITORE: Newton Compton

PREZZO: € 4.90 cartaceo; € 2.99 e-book

RECENSIONE:

La storia di questo romanzo è molto triste e non mi riferisco solamente alla storia narrata al suo interno ma proprio la storia che circonda il libro e quindi l’autrice. Si tratta di un’opera incompiuta e pubblicata postuma in Francia solamente nel 2004. Il libro doveva essere composta da 5 parti: Tempesta di giugno, Dolce, Prigionia, Battaglie? e La Pace? Purtroppo però nell’agosto del 1942, dopo aver completato solamente Tempesta di giugno e Dolce, la Nèmirovsly fu catturata e deportata come ebrea e dopo un mese morì ad Auschwitz a causa del tifo.

Temporale di giugno è ambientato a Parigi, nel 1940, e il racconto si sviluppa intrecciandosi ad alcuni gruppi di persone dalle diverse classi sociali: la Famiglia Pèricand è molto ricca, imparentata con altre famiglie provinciali dell’alta borghesia; Gabriel Corte è uno scrittore che cerca di scappare da Parigi con l’amante; la Famiglia Michaud è una coppia appartenente alla bassa borghesia e il loro unico figlio, Jean-Marie, è militare e da diversi mesi non dà sue notizie; infine c’è Charlie Langelet un vecchio benestante che ama più le sue porcellane che il prossimo per il quale prova un vero e proprio disprezzo.

Dolce è invece ambientato a Bussy, una piccola città campagnola nella periferia est di Parigi, nei primi mesi dell’occupazione tedesca. La protagonista principale di questa parte è Lucile Angellier che vive in casa della suocera il cui figlio e quindi marito di Lucile è prigioniero di guerra in qualche sperduto campo di concentramento in Polonia.

Devo dire che inizialmente ero spaventata da questo libro. Quando ho letto ‘Némirovsky’ ho subito pensato alla Russia e per nessi logici sono andata a finire su Tolstoj e Guerra e Pace, libro che mi ha fatto passare le pene dell’inferno in una calda e afosissima estate di qualche anno fa. Per fortuna le mie paure erano del tutto infondate. Sebbene abbia fatto un po’ di fatica, almeno inizialmente, ad addentrami nel libro, a leggere con facilità uno stile di scrittura diverso da quello a cui oggi siamo abituati e a ricordarmi i vari personaggi e le loro caratteristiche, posso dire a cuor leggero che questa lettura mi è piaciuta. I temi trattati sono molti, tra i principali c’è sicuramente e per ovvie ragioni la guerra, ma anche l’amore (familiare ed extrafamiliare) e la diversità e sono tutti temi tra loro collegati. Quello che mi è piaciuto di più è stata la capacità della Némirovsky di raccontare dei sentimenti così profondi da parte di persone così “diverse”. Immaginate di essere nella II Guerra Mondiale e di essere un soldato tedesco andato ad abitare a casa di una bella francese di cui vi innamorate o viceversa immaginate di essere una donna francese che ospita nella propria casa un giovanotto tedesco. Riflettete bene. Non pensiate che sia facile, né per voi come soldato tedesco (in quel momento vincitore sulla Francia e sui francesi) né per voi come donna francese (vinta dai tedeschi, con parenti o amici morti o fatti prigionieri di guerra). Vi sembrerà facile iniziare una storia d’amore? Non lo è. Eppure la domanda è: perché? Perché non può essere facile? Io, soldato tedesco sono semplicemente un uomo, un uomo che esegue gli ordini; se mi viene ordinato di andare in guerra per la mia patria, ci vado; ma in questo momento sono solo un uomo e quindi perché non posso innamorarmi di una donna? Perché non può essere facile? Io, donna francese sono semplicemente una donna, una donna infelice e sola; se il mio cuore palpita, se le mie guance arrossiscono, se il mio stomaco si chiude in presenza di questo uomo perché non posso innamorarmi? La Némirovsky ha cercato di andare oltre le apparenze, ha fatto sì che due persone così diverse (tedesco-francese, vincitore-vinto) si innamorassero perché alla fine sono solamente due semplici persone. Ma l’aspetto che ancora più mi piace è che è stata la Némirovsky ad avere le capacità di scrivere questo e di credere questo, colei che la guerra la stava vivendo in quel momento e nonostante questo è riuscita a creare due personaggi che sono andati oltre l’odio scontato che tutti avrebbero provato per un nemico.

Un altro aspetto che mi è piaciuto è stata la capacità dell’autrice di sbattere in faccia al lettore le morti di alcuni personaggi. Non solo non mi aspettavo determinati morti ma sono rimasta pietrificata dalla modalità con cui l’autrice lo ha scritto, come se nulla fosse. Un attimo prima il personaggio c’era, un attimo dopo il personaggio era morto. Senza giri di parole, senza cercare di addolcire la pillola, niente di tutto questo.

Ho poi trovato le descrizioni degli ambienti perfette. A mio parere l’autrice è riuscita a descrivere accuratamente l’ambientazione, lo sfondo, senza risultare ridondante e pedante, senza dare troppi dettagli o dettagli inutili. Trovo che abbia usato un numero perfetto di parole con aggettivi di qualità che mi hanno permesso di immagire molto dettagliatamente la scena nella mia testa.

Io vi consiglio questo libro per tutte le caratteristiche da me appena scritte e spero di non aver dimenticato nulla di importante. Certo, se siete in un periodo un po’ triste e mogio di sicuro avrete bisogno di qualcosa di più allegro quindi in questo caso aspettate il momento giusto.

Bene amici, siamo arrivati alla fine di questa recensione. Voi avete letto Suite Francese? Vi è piaciuto? E se non lo avete letto seguirete il mio consiglio? Fatemi sapere e grazie per aver letto fino a qui!

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A presto lettori,

erigibbi

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RECENSIONE La profezia dell’armadillo di Zerocalcare

TITOLO: La profezia dell’armadillola profezia dell'armadillo

AUTORE: Zerocalcare

EDITORE: Bao Publishing

PREZZO: € 16.00

RECENSIONE:

Questo fumetto è la prima pubblicazione di Zerocalcare e se sono tutte così le sue opere, beh, mi sento di dire che questo è un vero Artista. Zerocalcare è riuscito a portare in questa graphic novel la quotidianità, i problemi, i pensieri e le ansie di tutti noi con una spontaneità incredibile. Non possiamo non rivederci in quello che l’autore ha portato su carta. Diciamo che durante e dopo la lettura di questo fumetto ci possiamo sentire tutti un po’ più normali perché capiamo che le pare che ci facciamo, sono condivise un po’ da tutti. La caratteristica che più mi ha colpito di questo fumetto è che Zerocalcare è riuscito non solo a farmi ridere e a farmi sentire più normale ma è riuscito a farlo parlando di una situazione molto delicata, di un problema grave, di una storia veramente triste riguardante Camille, una sua amica morta a causa dell’anoressia. L’autore ha quindi avuto la capacità di sbatterci in faccia un tale problema circondandolo di eventi quotidiani, sdramatizzando il tutto, ma non per questo proveremo poca ansia, angoscia o tristezza.

Il fumetto è composto da mini storie, alcune molto corte altre un po’ più lunghe, in cui conosciamo Zerocalcare quand’era un bambino, poi un adolescente e infine un adulto; alcune sono incentrate su Camille, altre semplicemente su problemi quotidiani ma tutte servono per iniziare, condurre e infine concludere la storia di Camille.

Un personaggio che troviamo all’inizio del libro, ogni tanto nel mezzo e poi verso la fine è il guardiano del tempo. Zerocalcare crede che il guardiano con il suo ticchettio gli dica che non è ancora il momento di svelare a Camille quello che prova per lei, ma nel momento in cui Camille muore il guardiano gli svelerà una verità fondamentale: lui non gli ha mai detto che non era il momento ma che il tempo per rivelare i suoi sentimenti stava venendo a termine, d’altronde la sveglia suona quande il tempo scade no? L’ho trovata un’immagine molto molto bella e, purtroppo, reale. Quante volte abbiamo procrastinato qualcosa sicuri che quello non fosse il momento adatto? Quante volte eravamo convinti che ci fosse ancora tempo? Quante volte poi ci siamo resi conto che invece era troppo tardi?

Un altro aspetto che mi è piaciuto molto sono i personaggi famosi che tutti noi conosciamo e che rappresentano un aspetto della personalità di Zerocalcare: Vandana Shiva è la coscienza nel momento in cui Calcare sta andando a mangiare in un noto fastfood americano; la psiche che cercherà di motivare Calcare a fare esercizio fisico è il sergente di Full Metl Jacket; lo spirito strategico è interpretato da re Leonida di 300 (vedi Questa è SPARTAAAA!!!) e il senso di responsabilità è incarnato dal maestro jedi Obi-Wan Kenobi (e con questo Zerocalcare ha conquistato il mio cuore forever and ever!).

Per quanto riguarda i disegni, sicuramente quelli di Zerocalcare non sono disegni molto tipici, tanto che credo che non a tutti possa piacere il suo stile. Se devo essere sincera a me il suo stile piace molto, certo, non è tra i miei preferiti ma lo trovo più veritiero di altri, è come se rappresentasse meglio la realtà. Quando ho terminato il fumetto sono andata a guardare la foto dell’autore per vedere se me l’ero immaginata così ed effettivamente c’ero andata molto vicino! Diciamo che il suo modo di disegnare i personaggi e le tavole mi ricorda molto di più lo stile di un fumetto vero e proprio (avete presente, Topolino, Zio Paperone & co.?) non credo di spiegarmi molto bene però sì, mi ricorda molto di più lo stile del fumetto rispetto ad altre graphic novel.

In sostanza vi consiglio assolutamente questo libro; tutti voi potrete ritrovarvi in molte se non tutte le mini storie raccontate, potrete farvi delle belle risate, potrete sorridere ma potrete anche riflettere perché di fondo c’è una storia molto triste che vi darà da pensare. Trovo che Zerocalcare con questo fumetto abbia avuto il coraggio di mettere su carta molti dei nostri pensieri che non abbiamo il coraggio di dire, di esprimere a parole e spero che questo sia mantenuto anche nelle altre sue opere. Ho deciso infatti di recuperare tutti i suoi fumetti perché mi sono innamorata della sua creatività e spero che anche voi possiate farlo.

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A presto lettori,

erigibbi

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RECENSIONE Come quando eravamo piccoli di Jacopo Paliaga e French Carlomagno

TITOLO: Come quando eravamo piccolicome quando eravamo piccoli

AUTORE: Jacopo Paliaga, French Carlomagno

EDITORE: Bao Publishing

PREZZO: € 16.00

RECENSIONE:

Lettori, questa è la prima volta che scrivo la recensione di una graphic novel quindi non so bene che punti toccare e di sicuro non dispongo di un linguaggio tecnico ma come sempre cercherò di fare del mio meglio.

In questa storia troviamo Pietro, creatore di una serie televisiva di successo che però pian piano si è allontanata dalla sua idea originale. Pietro sta passando un periodo della sua vita piuttosto complicato anche a causa della rottura con la sua fidanzata. Decide quindi di lasciare Hollywood e tornare in Italia per passare un po’ di tempo con la sorella e magari chissà, ritrovare l’ispirazione perduta che gli consentirebbe di scrivere un’altra sceneggiatura e dimenticare Sophie, il suo ex-amore.

Sebbene la storia possa sembrare banale (blocco dello scrittore + si è appena stati lasciati dalla ragazza) l’evoluzione, i dialoghi e i disegni hanno portato questa graphic novel ad essere un bel fumetto.

Tutti noi possiamo immedesimarci in Pietro: tutti noi, almeno una volta nella vita, ci siamo chiesti “e adesso?”; Pietro non solo si trova da solo, non solo si è lasciato con la fidanzata con cui stava da 5 anni ma non riesce più a scrivere, non riesce più a fare quello che è il suo lavoro. In mezzo a questo casino Pietro decide di tornare a casa, decide di tornare in Italia, decide di tornare da sua sorella. Questo tornare alle origini e toccare con mano la semplicità non solo della sorella ma anche della vita, lontano dallo sfarzo e dalle feste di Hollywood, mi è piaciuto. Il legame tra Pietro e la sorella è molto bello: è sincero, è spontaneo ed è amore pure.

Questo fumetto inoltre appartiene alla collana Le città viste dall’alto in cui c’è un occhio di riguardo per i paesaggi, l’ambientazione della storia, i luoghi. In alcune tavole ci sono stati dei dettagli che mi hanno fatto battere il cuore e luccicare gli occhi: all’inizio c’erano degli zoom sulle mani, quando Pietro e Becca si sono abbracciati l’attenzione veniva posta su come le loro mani si toccano o si sfioravano e l’ho trovato emozionante. Ho poi adorato le tavole in cui stava piovendo e lo zoom era posto sul terreno e sui cerchi concentrici che l’acqua formava sulla strada, insomma, sembrava stesse piovendo davvero! Mi sono poi piaciute la variazione della tonalità di colore utilizzata a seconda dei luoghi o dei tempi: cambiavano se Pietro pensava al passato, cambiavano quando Becca gli ha fatto vedere un vecchio filmato, cambiavano dal giorno alla notte, dalla cucina al bar… La cura per i dettagli era evidente.

Essendo Pietro uno sceneggiatore, il libro è stato suddiviso in episodi ad esempio 1×01 Pilot, quindi oltre al fatto che ci troviamo con 1×01, 1×02 ecc. il primo capitolo viene chiamato Pilot, io ragazzi l’ho trovato una genialata!

Per quanto riguarda i disegni, i personaggi non rientrano tra i miei gusti preferiti, come poetete vedere dall’immagine di copertina sono un po’ squadrati; io tendo a preferire forme arrotondate ma questo è semplicemente gusto personale, sono comunque ben fatti. Anche i colori non rientrano tra le mie tonalità preferite, per i miei gusti sono troppo “smorti”, come se fossero opacizzati ma con la storia narrata vanno molto bene, soprattutto quando la tavola è principalmente incentrata sull’ambiente, in questi casi infatti danno un tocco di veridicità in più.

I personaggi inoltre, sono bene caratterizzati, possiamo empatizzare con loro, condividere le loro gioie o tristezze o paure.

In sostanza, vi consiglio questo fumetto; si tratta di una bella storia, non banale e scontata; potete immedesimarvi nei personaggi se state passando una crisi esistenziale o d’amore ma anche se non la state passando ora e l’avete passata in futuro. Anche chi sta pacificamente con la propria metà e non ha nessuna crisi d’identità può leggere questo fumetto che tra l’altro a volte mi ha fatto anche sorridere, insomma, non è che sia noioso o deprimente eh!

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Bene lettori, cosa dite di questa mia prima recensione di una graphic novel? Voi l’avete letta? Vi ispira? Fatemi sapere!

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RECENSIONE IL RIFUGIO di W. Paul Young

TITOLO: Il rifugio il rifugio

AUTORE: W. Paul Young

EDITORE: BUR Rizzoli

PREZZO: € 12.00 cartaceo; € 8.99 e-book

RECENSIONE:

Il protagonista di questa storia è Mack, marito e padre distrutto dal dolore a causa della perdita di una figlia, la più piccola, Missy. Un giorno Mack troverà nella cassetta delle lettere un biglietto misterioso firmato da Pa. Pa è il nomignolo con cui sua moglie si rivolge a Dio. In questo biglietto Mack è invitato da Pa a recarsi al rifugio, il luogo in cui la piccola Missy è stata uccisa da un maniaco. Mack è così chiamato a fare i conti con quel passato che vorrebbe, ma che non riesce, dimenticare; è costretto a fare i conti con quella sofferenza, la Grande Tristezza, che lo ha avvolto quasi completamente, scavando un solco tra lui e Dio.

La storia è narrata da Willie, amico di Mack, che afferma di raccontare i fatti così come gli sono stati narrati da Mack. Si comincia con un tuffo nel passato che ci permette di scoprire com’era Mack prima del tragico evento e ci ritroveremo ad osservare silenziosamente gli eventi che si sono susseguiti nel giorno della scomparsa di Missy. Poi ritorneremo nel presente, scopriremo com’è adesso Mack, come si è trasformato, come si sta lasciando andare ed inizieremo un viaggio tra sogno e realtà in cui farà l’incontro con Dio.

Chi è Dio in questo libro? Dio è tre persone, costituenti quindi la Trinità, due donne e un uomo, nessuno di loro è bianco. Pa si discosta senz’altro dai canoni tradizionali della nostra immaginazione: è una grande donna afroamericana, governante e cuoca, a cui piace farsi chiamare Elousia. Poi c’è Sarayu, custode dei giardini, una donna minuta dai tratti marcatamente asiatici che sembra riverberare nella luce, con i capelli che ondeggiano in tutte le direzioni nonostante non ci sia brezza. Infine c’è Gesù che sembra un uomo mediorientale, vestito da operaio, con cintura degli attrezzi e guanti; ha lineamenti regolari, senza essere particolarmente bello.

I tre accompagneranno Mack in un viaggio di crescita personale in cui lo scopo non è solo farlo riavvicinare a Dio ma anche lasciarsi alle spalle la Grande Tristezza che lo attanaglia, liberarsi della rabbia che prova nei confronti di Dio, smettere di giudicare le persone e Dio in particolare, sviluppare la capacità di perdonare e ricominciare a vivere.

Io non so se voi avete mai perso qualcuno che amavate particolarmente. Io sì, più volte. Ogni volta, oltre al dolore lancinante, ho provato rabbia: in alcune occasioni ho provato rabbia con me stessa per non aver colto la possibilità di stare o di parlare con quella persona prima che mi lasciasse, ma in tutte le occasioni ho provato rabbia nei confronti di Dio. La mia costante domanda era “perchè?”, “perché lui e non qualcuno che se lo meritava?”, “con tutti gli assassini che ci sono in giro, perché lui?”. Se avessi letto questo libro subito dopo il fatto, quando ancora sarei stata piena di rabbia e frustrazione, sono abbastanza sicura che non avrei capito il messaggio e che la mia rabbia non si sarebbe placata. A distanza di anni, in cui posso prendere coscienza del fatto che la mia rabbia si è attenuata di molto, posso dirvi che questo libro non mi è dispiaciuto e che mi ha aiutato ad elaborare ulteriormente i lutti che ancora non sono riuscita a superare completamente. I dialoghi e le spiegazioni che ci sono state all’interno del libro però non sono stati sempre di facile comprensione, non perché fossero scritti male, anzi, ma proprio per la complessità del pensiero di fondo.

In realtà non pensavo che il libro fosse così, non pensavo fosse completamente incentrato su Dio e sul rapporto che si può instaurare con lui a seguito di una perdita. Mi immaginavo qualcosa di diverso e quando ho compreso la piega che stava prendendo il racconto ammetto che mi sono spaventata, pensando che fosse un modo per spingere il lettore a credere in Dio. Alla fine, non credo sia questo lo scopo del libro. A mio avviso è un libro che può essere letto sia dai credenti sia dai non credenti, il punto di vista dell’autore è infatti sicuramente interessante e devo confessarvi che in certi momenti ero così presa dalla storia da immaginarmi che fosse veramente Dio a parlare in questo modo, è stato come se mi fossi dimenticata che questo, alla fine, fosse solo un libro.

Io mi sento di consigliare questo libro a chi, in passato, ha dovuto affrontare un lutto ma anche a chi non ha ancora dovuto affrontare un’esperienza di questo tipo e lo consiglio a chi è credente ma anche a chi non lo è. Può tornare utile, o perlomeno interessante, a tutti voi.

Voto: 4 su 5

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Bene lettori cosa dite di questo libro? Vi interessa? Se invece lo avete già letto ditemi cosa ne pensate! Aspetto i vostri commenti!

A presto lettori,

erigibbi

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RECENSIONE: La ragazza con la notte dentro dentro di Lili Anolik

TITOLO: La ragazza con la notte dentro la ragazza con la notte dentro

AUTORE: Lili Anolik

EDITORE: DeAgostini

PREZZO: € 14.90 cartaceo; € 7.99 e-book

RECENSIONE:

Mi risulta, forse per la prima volta, davvero complicato dare un’opinione di questo libro. Spero che procedendo con l’articolo le mie idee si schiariscano affinché possa poi dare un voto complessivo.

La storia è narrata da Grace, sorella di Nica ragazza adolescente trovate assassinata da un colpo di pistola. Grace decide di scoprire cos’è successo veramente alla sorella perché nonostante la polizia sia convinta che l’assassino sia un ragazzo che frequentava la stessa scuola che nei giorni dopo la scoperta della morte di Nica è stato trovato morto, suicidato, lei, non è convinta che le cose siano andate in questo modo.

Ci ritroveremo così a leggere e a scoprire fatti impensabili su una famiglia che all’apparenza sembrava una normale famiglia. In questo libro infatti nessun personaggio (quindi in realtà il discorso è molto più ampio, non mi riferisco solo alla famiglia di Nica) è normale; tutti hanno dei problemi e anche seri! Partiamo da Grace. Dopo la morte della sorella, Grace cade in un baratro e comincia a fare uso di sostanze, soprattutto farmaci. Da studentessa e sportiva modello comincerà a diventare un’impasticcata cronica e depressa. Una sera decide di alzarsi e di andare ad una festa dove sa benissimo ci sarà l’ex ragazzo di Nica, Jamie, la sua migliore amica e un amico di Jamie, tutto facenti parti del gruppo di Nica. Grace a questa festa ci va indossando il giubbotto di Nica e una parrucca: tutti, almeno inizialmente, crederanno di vedere un fantasma, solo poi si renderanno conto che quella è la sorella di Nica. Grace poi scoprirà che la notte in cui è andata alla festa è stata stuprata ed è rimasta incinta. Capite bene che non ha un comportamento molto “normale”. Di sicuro non ha passato dei bei momenti, d’altronde sua sorella è morta, è vero, i rapporti non sono mai stati dei migliori, ma era sempre sua sorella, e lei le voleva bene ma affogare la propria tristezza nell’uso compulsivo di sostanze non mi pare una cosa saggia, tantomeno vestirsi in modo tale da assomigliare alla sorella defunta. Man mano che la storia procede scopriremo poi alcuni aspetti di Nica, la quale di santo non aveva niente. Non mi vengono sensi di colpa a definirla una poco di buono. Un ragazzo forse l’ha amato veramente, forse, ma poi non ha avuto scrupoli, non si è fatta problemi, non ha avuto rimostranze nell’usare a suo piacimento i sentimenti di ragazzi e ragazze (sì, avete letto bene) che erano veramente innamorati di lei. La madre di Grace e Nica è una persona malata. Ma malata di brutto. Vi giuro che quando ho letto alcune parti ho provato ribrezzo, ero schifata, avevo i brividi, la pelle d’oca. Era ossessionata da Nica tanto da ignorare Grace e suo marito, tanto da non soccorrere Nica quando da bambina aveva bisogno di aiuto in seguito ad una caduta, tanto da non soccorrerla in un momento ben peggiore. Quale madre può comportarsi in questo modo? Quale madre può interferire con la privacy della figlia in quel modo? (si tratta di un dettaglio che non vi posso raccontare). Io sono scioccata. Poi abbiamo il padre di Grace e Nica. Un uomo debole, fragile, distrutto dal dolore per la morte della figlia, per la perdita della moglie, che affoga la sua depressione nell’alcool serale. E potrei star qui a parlarvi dei personaggi secondari per ore, ma mi sembrerebbe eccessivo.

Per quanto riguarda lo scopo del libro, farci scoprire cosa è veramente successo a Nica, chi l’ha uccisa beh, devo dire che non mi sono mai posta il problema. Non ero così curiosa da voler andare avanti a tutti i costi nella lettura per scoprire il colpevole e la verità ma più che altro ero curiosa di scoprire se Grace avrebbe abortito, chi l’aveva stuprata e se avrebbe ripreso a drogarsi. Quinsi sì, ero molto curiosa ad andare avanti ma non di certo per scoprire chi aveva ucciso Nica e la cosa è alquanto strana perché quando c’è un omocidio irrisolto la mia mente e le mie capacità investigative partono in quinta ma questa volta no, sono rimaste assopite per tutto il tempo e non so spiegare né a me né a voi il perché.

Per quanto riguarda lo stile e la modalità di narrazione devo ammettere che non mi ha entusiasmato. In alcuni momenti ho avuto alcune difficoltà a comprendere a che personaggi si riferiva Grace e soprattutto faticavo a capire i suoi ragionamenti, i nessi logici che usava per collegare i fatti e gli eventi alle persone. Vi giuro che determinate connessioni proprio non mi sono risultate chiare.

Inutile negare che abbia letto velocemente questo libro, l’ho infatti terminato in pochissimo tempo, ma non per scoprire il vero assassino di Nica, bensì per scoprire come si sarebbero evolute le cose per Grace e la narrazione a volte mi ha messo i bastoni tra le ruote. In sostanza sì, il libro non mi è dispiaciuto ma non sento nemmeno che mi sia piaciuto così tanto; forse per lo stile, forse perché nessun personaggio mi è piaciuto, non lo so, fatto sta che non sono convinta appieno da questo libro.

Voto: 3 su 5

Bene lettori, alla fine sono riuscita a dare un giudizio a questo libro! Scrivere a braccio a volte è utile! 😉 Voi avete letto questo libro? Vi è piaciuto? Pensate di leggerlo? Fatemi sapere!

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A presto lettori

erigibbi

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