RECENSIONE Le nuove avventure di Scassy di Fabio Girometta

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RECENSIONE L’universo nei tuoi occhi di Jennifer Niven

TITOLO: L’universo nei tuoi occhi l'universo nei tuoi occhi

AUTORE: Jennifer Niven

EDITORE: De Agostini

PREZZO: € 14.90 cartaceo; € 6.99 e-book

RECENSIONE:

I protagonisti di questo libro sono Jack e Libby. Jack soffre di prosopoagnosia un deficit percettivo acquisito o congenito del sistema nervoso centrale che impedisce di riconoscere i volti delle persone (presupponiamo che nessuno dei miei lettori abbia la prosopagnosia, voi riconoscete senza problemi vostra madre, vi viene naturale e spontaneo, non ci dovete pensare, Jack deve sforzarsi di recuperare mentalmente le caratteristiche visuo-facciali della madre ad esempio la bocca fatta in un certo modo, i capelli raccolti in un altro modo e così via, questo gli permette con una sicurezza mai del 100% di riconoscere sua madre). Piccolo particolare: nessuno sa che Jack soffre di questo deficit. Libby tre anni prima era stata l’adolescente più grassa d’America con 300kg di peso tanto che un giorno hanno dovuto portarla fuori di casa con una gru perché non riusciva né a passare dalle porte né ad alzarsi dal letto. Ora pesa 150kg e si piace così com’è. Libby non è sempre stata grassa, forse un po’ in forma ma niente di così grave, finché improvvisamente sua madre è morta. Da quel momento per affrontare la mancanza ha iniziato a mangiare e così l’acquisto continuo di peso ha fatto sì che diventasse anche bersaglio dei bulli. Jack e Libby ora frequentano la stessa scuola e tramite un “scherzo” poco divertente si incontreranno.

In questo libro ci sono state tante cose che mi sono piaciute ma anche tante cose che mi hanno fatto storcere il naso.

Un aspetto che mi è piaciuto è stato il pov alternato, questo infatti permette al lettore di comprendere cosa pensano e cosa provano i personaggi in quel momento però è stato utilizzato male: i capitoli erano veramente troppo corti, a volte anche una sola facciata, di media una pagina e questo non permetteva di entrare in relazione profonda con chi parlava in quel momento, era troppo toccata e fuga.

Durante il libro poi ci sono una serie di riferimenti ad altri libri (perché Libby è una grande lettrice) e di citazioni e questo mi è piaciuto molto così come il bel rapporto tra Jack e Dusty (il fratello più piccolo di Jack), molto spontaneo e sincero. Dusty sembra un bambini fragile e delicato, pronto a soccombere di fronte alle cattiverie degli altri ragazzini e Jack sembra il padre protettivo pronto a fare qualsiasi cosa per proteggerlo e per renderlo felice.

Il messaggio di Libby e del libro è molto profondo e tocca delle tematiche molto importanti come il bullismo e i disturbi alimentari. Libby è una fonte di energia inesauribile, è vita allo stato puro. Da quando l’hanno liberata non vuole perdersi un momento, non vuole più restare ferma immobile, non vuole lasciarsi scappare nulla, vuole ballare, sempre. Nonostante sia ancora obesa lei si piace così com’è e questo è uno dei messaggi che cerca di mandare spesso al lettore, soprattutto alle lettrici. Amarsi e apprezzarsi per quello che si è, affrontare i bulli senza scappare ma andando loro incontro a testa alta e superare gli attacchi d’ansia quando cercano di prendere il sopravvento. Veramente, messaggi molto belli e profondi MA. Essere alta 170cm e pesare 150kg non è salutare. Giustissimo vedersi belli lo stesso ma un peso del genere può portare a gravi problemi di salute e a questo nel libro non si fa cenno. Libby spesso ha paura di morire ma questa paura è provocata dalla morte improvvisa della madre; lei non pensa che il suo peso possa portarla ad una morte prematura!

Ci sono stati poi tutta una serie di problemi secondari alla vicenda, buttati lì ma non adeguatamente approfonditi come ad esempio il fatto che Dusty fosse probabilmente gay, il tumore del padre di Jack, l’amante del padre di Jack, i genitori di Jack che si separano… Tanta carne al fuoco ma poi..? Il nulla, tutto troppo vago.

Un’altra cosa che non ho capito è la storia d’amore. Perché? Perché ogni libro di questo tipo deve vertere sulla storia d’amore tra i protagonisti? La storia poteva andare benissimo, forse anche meglio se tra i due ci fosse stata una semplice ma bellissima amicizia. Non voglio sembrare cattiva ma l’amicizia tra Libby e Jack mi avrebbe dato una parvenza di verità, di storia che realmente può accadere mentre l’amore tra Libby e Jack mi ha dato l’idea di finzione, di una cosa che può accadere solo nei libri (e nei film). Quante volte nella vita vera abbiamo visto una coppia formata da un lui o una lei di 150kg e un lui o una lei molto bello/a? Non voglio dire che non può mai accadere, voglio dire che non è così scontato, e allora perché darlo per scontato in un libro?

Alla fine del libro comunque si scopre che l’autrice ha veramente sofferto di problemi di peso, di attacchi d’ansia e di bullismo, proprio come Libby e probabilmente queste esperienza hanno aiutato Niven a descrivere così bene gli stati d’animo e le sensazioni fisiche e corporee di Libby. Inoltre ci sono dei familiari della scrittrice che soffrono di prosopagnosia e che le sono stati d’aiuto per descrivere lo stato d’animo di Jack o le tecniche che usa per riconoscere le persone. Indubbio che anche parlare di prosopagnosia all’interno di un romanzo sia stata una buona cosa. Io sapevo già di cosa si trattava avendo studiato Psicologia all’Università ma credo che per la maggior parte delle persone questo sia un disturbo fino ad ora sconosciuto.

In sostanza, nonostante vari pro e contro, vi consiglio questo libro perché le tematiche trattate sono diverse e tutte molto importanti. Sicuramente vi farà riflettere su molte cose senza comunque cadere nel banale o nella tristezza più assoluta perché infatti ci sono anche episodi divertenti!

stellinastellinastellinastellina

Link amazon: L’universo nei tuoi occhi di Jennifer Niven

Bene amici voi avete letto questo libro? Cosa ne pensate? Fatemi sapere!

A presto lettori,

erigibbi

©

PS. scusate per la faccia, non avevo tempo per truccarmi e rendermi guardabile.

PPS. Si ringrazia il fotografo BB per non azzeccare mai le luci e la messa a fuoco. Ti si ama comunque.

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RECENSIONE LA VITA È UN TIRO DA TRE PUNTI di Marco Dolcinelli

TITOLO: La vita è un tiro da tre punti la vita è un tiro da tre punti

AUTORE: Marco Dolcinelli

EDITORE: Nativi Digitali Edizioni

PREZZO: € 12.48 cartaceo; € 3.99 e-book

RECENSIONE:

[grazie a Nativi Digitali Edizioni per il libro]

I protagonisti principali di questo libro sono Federico, Orlando e Alberto. Questi tre amici, assieme ad altri ragazzi della loro compagnia, amano andare al campetto: un campo dove ritrovarsi tutti assieme e giocare a basket. Questa pace idilliaca finisce il giorno in cui un altro gruppo di ragazzi, molto più bravi di loro in questo sport e non a caso soprannominati Le Bestie, decide di cominciare a giocare in quel campo. Lo scontro e le antipatie diventano insopportabili anche grazie ad una diatriba amorosa. Alberto propone una sfida impensabile ed impossibile: fare una serie di 5 partite, una a settimana, il primo gruppo che ne vince tre ha vinto il campetto e l’altro gruppo non potrà più giocare in quel luogo.

I personaggi principali sono tutti ben caratterizzati e differenziati tra loro: Federico ad esempio non si fa la barba da 3 mesi, da quando è stato lasciato dalla sua fidanzata dopo 4 anni; Alberto è diventato vegetariano da pochi mesi, suona e canta in una band ed è innamorato perso di Serena, la ragazza di uno dei tipi delle Bestie; Orlando lavora, ha una fidanzata, una sorella e una mamma a cui deve pensare da quando è morto il padre. Tutti sono però accomunati dal campetto e dal basket: c’è chi lo pratica solo da poco tempo e chi invece ci gioca da molti anni, chi avrebbe voluto avere una carriera in quello sport e chi semplicemente lo vede come un gioco e un hobby ma per tutti il campetto è un rifugio, un luogo dove ritrovarsi, dove l’unico pensiero che conta è vincere, magari con un tiro da tre.

Il primo capitolo è iniziato giustamente con una partita di basket: ho fatto un po’ di fatica ad orientarmi perché i nomi erano tanti, non capivo chi era contro chi ma questo mi ha dato proprio l’idea che ci fosse una vera partita di basket lì, di fronte alla mia finestra. Potevo sentire il rimbalzo della palla sul cemento, le urla dei ragazzi che chiamavano il passaggio, il rumore e lo stridore delle scarpe, le risate, le imprecazioni, la palla che prendeva il ferro, la palla che entrava, liscia, solo cotone.

Mi sono affezionata a questi ragazzi in una maniera assurda e spesso provavo un po’ di malinconia perché mi sarebbe piaciuto far parte di una compagnia di amici così affiatati, così sinceri, così veri, come se Federico, Orlando, Alberto e gli altri esistessero veramente. Forse anche l’ambientazione ha aiutato: il tutto si svolgeva a Verona, io abitavo in provincia di Padova fino a qualche mese fa, certo il luogo non è lo stesso ma mi ha dato l’impressione di essere più vicina a loro.

Mi è poi piaciuto come si sono evoluti i fatti: ci sono stati degli eventi che non pensavo minimamente potessero accadere e sono rimasta veramente soddisfatta del finale. Avevo il terrore che potesse essere banale e scontato ma invece no, è andata come doveva andare, come sarebbe andata nella vita vera e sono felice di questo.

In sostanza consiglio questo libro a tutti voi, che siate sportivi o meno, che amiate il basket o il calcio, che abbiate degli amici così oppure no, giocate la vostra partita e acquistate il libro.

stellinastellinastellinastellina

Link amazon: La vita è un tiro da tre punti di Marco Dolcinelli

Cosa dite di questo libro? Vi ispira?

A presto lettori,

erigibbi

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RECENSIONE Meglio tardi di Davide Bergamin

TITOLO: Meglio tardi meglio tardi

AUTORE: Davide Bergamin

EDITORE: CTL (Livorno)

PREZZO: € 10.00 cartaceo, € 2.99 e-book

RECENSIONE:

[Grazie Davide per avermi inviato il libro.]

Ho apprezzato questa raccolta di poesie perché, al contrario di Ogni volta che mi baci muore un nazista di Guido Catalano, questo secondo me è un vero libro di poesie. Sarà che in questo campo mi sento come i cavalli con i paraocchi fatto sta che io apprezzo delle poesie solo se rientrano nei canoni tradizionali di poesia. Non solo amo quando ci sono le più varie figure retoriche ma anche quando non ci sono parole scurrili e quando si parla di amore, di tristezza o di paura trasmettendo sensazioni ed emozioni. Qui dentro ci potrebbero essere delle poesie che l’insegnante potrebbe farvi leggere e analizzare tra i banchi di scuola.

Il linguaggio utilizzato è sicuramente semplice ma la sua semplicità è secondo me in questo caso un punto di forza perché in questo modo il significato arriva direttamente al cuore del lettore senza prendere vie secondarie con il rischio di perdersi.

Un altro pregio (che però possiamo trovare anche in qualsiasi altro libro di poesie) è la possibilità di centellinare la lettura. Io leggevo 3 poesie al giorno, essendo molto corto non volevo finirlo troppo velocemente, ma mi sarebbe piaciuto leggerne anche solo una al giorno per gustarla al meglio, come se fosse un buon bicchiere di vino. Non voglio fare la raffinata ma l’immagine che mi dava il libro era proprio questa.

Io consiglio questo libro sia a chi è amante del genere e sia a chi non lo è perché le poesie pur essendo semplici possono trasmettervi qualche emozione e questo, in un libro di poesie, è fondamentale.

stellinastellinastellinastellina

Meglio tardi di Davide Bergamin

A presto lettori,

erigibbi

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RECENSIONE La tua seconda vita comincia quando capisci di averne una sola di Raphaëlle Giordano

TITOLO: La tua seconda vita comincia quando capisci di averne una solala tua seconda vita comincia quando capisci di averne una sola

AUTORE: Raphaëlle Giordano

EDITORE: Garzanti

PREZZO: € 16.90 cartaceo, € 9.99 e-book

RECENSIONE:

Camille, la protagonista di questo libro, è in un momento della vita in cui tutto va male o perlomeno non va come lei vorrebbe: il lavoro ormai le sta stretto, è sempre stato qualcosa che non le è mai appartenuto e ora è diventato la sua camicia di forza; il figlio, nonostante abbia solo 10-11 anni sembra in piena fase adolescenziale e la sua iperattività è una fonte di problemi nel momento in cui deve sedersi e svolgere i compiti assegnati dalla maestra, come se non bastasse le regole e gli ordini non sono il suo forte e Camille si ritrova ad urlare e a vedere il suo bambino allontanarsi da lei; la vita con il marito è il solito tram-tram, ormai tutto è diventato routine, non c’è più spazio né tempo per la seduzione, per innamorarsi e per conquistarsi ogni giorno.

Camille incontrerà Claude in una serata particolare, una serata in cui tutta la sua ansia e la sua rabbia sono esplose nel momento in cui ha avuto problemi con la macchina nel bel mezzo di un temporale violento con acqua scrosciante annessa. Claude si presenta come un abitudinologo, studioso e praticante dell’abitudinologia e questa è la sua sentenza nei confronti di Camille:

«Lei probabilmente soffre di una forma di abitudinite acuta.»

«Cosa?»

«Abitudinite acuta. È una malattia dell’anima che colpisce sempre più persone nel mondo, soprattutto in Occidente. I sintomi sono quasi sempre gli stessi: calo motivazionale, incupimento cronico, perdita di punti di riferimento, difficoltà ad essere felici nonostante il benessere e l’abbondanza di beni materiali, disincanto, stanchezza…»

Inutile dirvi che anch’io soffro di abitudinite acuta in questo periodo e infatti mi sono rivista fin da subito in Camille e vi dirò anche che mi piacerebbe incontrare un coatch come Claude che mi segua passo dopo passo, dandomi indicazioni da seguire, consigli e suggerimenti, veri e propri compiti da svolgere.

Lo ammetto, alcuni di questi consigli sono scontati e già sentiti, ma mano a mano che leggevo il libro me li sono scritti e ho fatto anch’io un po’ di compiti a casa, proprio come Camille e per quei pochi giorni sono stata veramente meglio, senza pensieri negativi.

Alla fine del libro possiamo trovare il Piccolo vademecum di abitudinologia, tutti i consigli che Claude ha dato a Camille nel corso del racconto, ad esempio troviamo il brontolaio (un salvadanaio in cui si deve mettere una monetina ogni volta che si ha un pensiero negativo), il codice rosso (un segnale da concordare con il partner e/o con i figli per avvisare che c’è pericolo di litigio e che quindi serve per evitare un’escalation di aggressività) e il taccuino del positivo (rubrica su cui annotare i piccoli e grandi successi raggiunti, le piccole e grandi gioie provate), per un totale di 28 consigli!

Un aspetto che continuava ad incuriosirmi era l’identità di Claude: come Camille anch’io mi chiedevo spesso “chi è veramente Claude? Qual è la sua storia?” e alla fine, fortunatamente il mistero è stato svelato e beh, che sopresa! Non mi ero minimamente immaginata che le cose potessero evolvere in quel modo! Anche l’abitudinologia non è quel che sembra e mi ha ricordato un film che amo moltissimo: Un sogno per domani (in inglese Pay it forward) che sicuramente avrete visto almeno una volta, credetemi. Comunque, questo è un indizio per farvi capire cos’è realmente l’abitudinologia!

Sicuramente leggere questo libro in un momento nero può far bene e può anche influenzare il lettore a valutarlo positivamente. Ho infatti il dubbio che se lo avessi letto in un periodo positivo la mia valutazione sarebbe stata più bassa ma alla fine non ci trovo nulla di male in questo e quindi ho deciso di consigliarvi il libro e di valutarlo con:

stellinastellinastellinastellina

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A presto lettori,

erigibbi

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RECENSIONE SUITE FRANCESE DI IRÈNE NÉMIROVSKY

TITOLO: Suite Francesesuite francese newton

AUTORE: Irène Némirovsky

EDITORE: Newton Compton

PREZZO: € 4.90 cartaceo; € 2.99 e-book

RECENSIONE:

La storia di questo romanzo è molto triste e non mi riferisco solamente alla storia narrata al suo interno ma proprio la storia che circonda il libro e quindi l’autrice. Si tratta di un’opera incompiuta e pubblicata postuma in Francia solamente nel 2004. Il libro doveva essere composta da 5 parti: Tempesta di giugno, Dolce, Prigionia, Battaglie? e La Pace? Purtroppo però nell’agosto del 1942, dopo aver completato solamente Tempesta di giugno e Dolce, la Nèmirovsly fu catturata e deportata come ebrea e dopo un mese morì ad Auschwitz a causa del tifo.

Temporale di giugno è ambientato a Parigi, nel 1940, e il racconto si sviluppa intrecciandosi ad alcuni gruppi di persone dalle diverse classi sociali: la Famiglia Pèricand è molto ricca, imparentata con altre famiglie provinciali dell’alta borghesia; Gabriel Corte è uno scrittore che cerca di scappare da Parigi con l’amante; la Famiglia Michaud è una coppia appartenente alla bassa borghesia e il loro unico figlio, Jean-Marie, è militare e da diversi mesi non dà sue notizie; infine c’è Charlie Langelet un vecchio benestante che ama più le sue porcellane che il prossimo per il quale prova un vero e proprio disprezzo.

Dolce è invece ambientato a Bussy, una piccola città campagnola nella periferia est di Parigi, nei primi mesi dell’occupazione tedesca. La protagonista principale di questa parte è Lucile Angellier che vive in casa della suocera il cui figlio e quindi marito di Lucile è prigioniero di guerra in qualche sperduto campo di concentramento in Polonia.

Devo dire che inizialmente ero spaventata da questo libro. Quando ho letto ‘Némirovsky’ ho subito pensato alla Russia e per nessi logici sono andata a finire su Tolstoj e Guerra e Pace, libro che mi ha fatto passare le pene dell’inferno in una calda e afosissima estate di qualche anno fa. Per fortuna le mie paure erano del tutto infondate. Sebbene abbia fatto un po’ di fatica, almeno inizialmente, ad addentrami nel libro, a leggere con facilità uno stile di scrittura diverso da quello a cui oggi siamo abituati e a ricordarmi i vari personaggi e le loro caratteristiche, posso dire a cuor leggero che questa lettura mi è piaciuta. I temi trattati sono molti, tra i principali c’è sicuramente e per ovvie ragioni la guerra, ma anche l’amore (familiare ed extrafamiliare) e la diversità e sono tutti temi tra loro collegati. Quello che mi è piaciuto di più è stata la capacità della Némirovsky di raccontare dei sentimenti così profondi da parte di persone così “diverse”. Immaginate di essere nella II Guerra Mondiale e di essere un soldato tedesco andato ad abitare a casa di una bella francese di cui vi innamorate o viceversa immaginate di essere una donna francese che ospita nella propria casa un giovanotto tedesco. Riflettete bene. Non pensiate che sia facile, né per voi come soldato tedesco (in quel momento vincitore sulla Francia e sui francesi) né per voi come donna francese (vinta dai tedeschi, con parenti o amici morti o fatti prigionieri di guerra). Vi sembrerà facile iniziare una storia d’amore? Non lo è. Eppure la domanda è: perché? Perché non può essere facile? Io, soldato tedesco sono semplicemente un uomo, un uomo che esegue gli ordini; se mi viene ordinato di andare in guerra per la mia patria, ci vado; ma in questo momento sono solo un uomo e quindi perché non posso innamorarmi di una donna? Perché non può essere facile? Io, donna francese sono semplicemente una donna, una donna infelice e sola; se il mio cuore palpita, se le mie guance arrossiscono, se il mio stomaco si chiude in presenza di questo uomo perché non posso innamorarmi? La Némirovsky ha cercato di andare oltre le apparenze, ha fatto sì che due persone così diverse (tedesco-francese, vincitore-vinto) si innamorassero perché alla fine sono solamente due semplici persone. Ma l’aspetto che ancora più mi piace è che è stata la Némirovsky ad avere le capacità di scrivere questo e di credere questo, colei che la guerra la stava vivendo in quel momento e nonostante questo è riuscita a creare due personaggi che sono andati oltre l’odio scontato che tutti avrebbero provato per un nemico.

Un altro aspetto che mi è piaciuto è stata la capacità dell’autrice di sbattere in faccia al lettore le morti di alcuni personaggi. Non solo non mi aspettavo determinati morti ma sono rimasta pietrificata dalla modalità con cui l’autrice lo ha scritto, come se nulla fosse. Un attimo prima il personaggio c’era, un attimo dopo il personaggio era morto. Senza giri di parole, senza cercare di addolcire la pillola, niente di tutto questo.

Ho poi trovato le descrizioni degli ambienti perfette. A mio parere l’autrice è riuscita a descrivere accuratamente l’ambientazione, lo sfondo, senza risultare ridondante e pedante, senza dare troppi dettagli o dettagli inutili. Trovo che abbia usato un numero perfetto di parole con aggettivi di qualità che mi hanno permesso di immagire molto dettagliatamente la scena nella mia testa.

Io vi consiglio questo libro per tutte le caratteristiche da me appena scritte e spero di non aver dimenticato nulla di importante. Certo, se siete in un periodo un po’ triste e mogio di sicuro avrete bisogno di qualcosa di più allegro quindi in questo caso aspettate il momento giusto.

Bene amici, siamo arrivati alla fine di questa recensione. Voi avete letto Suite Francese? Vi è piaciuto? E se non lo avete letto seguirete il mio consiglio? Fatemi sapere e grazie per aver letto fino a qui!

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A presto lettori,

erigibbi

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RECENSIONE IL RIFUGIO di W. Paul Young

TITOLO: Il rifugio il rifugio

AUTORE: W. Paul Young

EDITORE: BUR Rizzoli

PREZZO: € 12.00 cartaceo; € 8.99 e-book

RECENSIONE:

Il protagonista di questa storia è Mack, marito e padre distrutto dal dolore a causa della perdita di una figlia, la più piccola, Missy. Un giorno Mack troverà nella cassetta delle lettere un biglietto misterioso firmato da Pa. Pa è il nomignolo con cui sua moglie si rivolge a Dio. In questo biglietto Mack è invitato da Pa a recarsi al rifugio, il luogo in cui la piccola Missy è stata uccisa da un maniaco. Mack è così chiamato a fare i conti con quel passato che vorrebbe, ma che non riesce, dimenticare; è costretto a fare i conti con quella sofferenza, la Grande Tristezza, che lo ha avvolto quasi completamente, scavando un solco tra lui e Dio.

La storia è narrata da Willie, amico di Mack, che afferma di raccontare i fatti così come gli sono stati narrati da Mack. Si comincia con un tuffo nel passato che ci permette di scoprire com’era Mack prima del tragico evento e ci ritroveremo ad osservare silenziosamente gli eventi che si sono susseguiti nel giorno della scomparsa di Missy. Poi ritorneremo nel presente, scopriremo com’è adesso Mack, come si è trasformato, come si sta lasciando andare ed inizieremo un viaggio tra sogno e realtà in cui farà l’incontro con Dio.

Chi è Dio in questo libro? Dio è tre persone, costituenti quindi la Trinità, due donne e un uomo, nessuno di loro è bianco. Pa si discosta senz’altro dai canoni tradizionali della nostra immaginazione: è una grande donna afroamericana, governante e cuoca, a cui piace farsi chiamare Elousia. Poi c’è Sarayu, custode dei giardini, una donna minuta dai tratti marcatamente asiatici che sembra riverberare nella luce, con i capelli che ondeggiano in tutte le direzioni nonostante non ci sia brezza. Infine c’è Gesù che sembra un uomo mediorientale, vestito da operaio, con cintura degli attrezzi e guanti; ha lineamenti regolari, senza essere particolarmente bello.

I tre accompagneranno Mack in un viaggio di crescita personale in cui lo scopo non è solo farlo riavvicinare a Dio ma anche lasciarsi alle spalle la Grande Tristezza che lo attanaglia, liberarsi della rabbia che prova nei confronti di Dio, smettere di giudicare le persone e Dio in particolare, sviluppare la capacità di perdonare e ricominciare a vivere.

Io non so se voi avete mai perso qualcuno che amavate particolarmente. Io sì, più volte. Ogni volta, oltre al dolore lancinante, ho provato rabbia: in alcune occasioni ho provato rabbia con me stessa per non aver colto la possibilità di stare o di parlare con quella persona prima che mi lasciasse, ma in tutte le occasioni ho provato rabbia nei confronti di Dio. La mia costante domanda era “perchè?”, “perché lui e non qualcuno che se lo meritava?”, “con tutti gli assassini che ci sono in giro, perché lui?”. Se avessi letto questo libro subito dopo il fatto, quando ancora sarei stata piena di rabbia e frustrazione, sono abbastanza sicura che non avrei capito il messaggio e che la mia rabbia non si sarebbe placata. A distanza di anni, in cui posso prendere coscienza del fatto che la mia rabbia si è attenuata di molto, posso dirvi che questo libro non mi è dispiaciuto e che mi ha aiutato ad elaborare ulteriormente i lutti che ancora non sono riuscita a superare completamente. I dialoghi e le spiegazioni che ci sono state all’interno del libro però non sono stati sempre di facile comprensione, non perché fossero scritti male, anzi, ma proprio per la complessità del pensiero di fondo.

In realtà non pensavo che il libro fosse così, non pensavo fosse completamente incentrato su Dio e sul rapporto che si può instaurare con lui a seguito di una perdita. Mi immaginavo qualcosa di diverso e quando ho compreso la piega che stava prendendo il racconto ammetto che mi sono spaventata, pensando che fosse un modo per spingere il lettore a credere in Dio. Alla fine, non credo sia questo lo scopo del libro. A mio avviso è un libro che può essere letto sia dai credenti sia dai non credenti, il punto di vista dell’autore è infatti sicuramente interessante e devo confessarvi che in certi momenti ero così presa dalla storia da immaginarmi che fosse veramente Dio a parlare in questo modo, è stato come se mi fossi dimenticata che questo, alla fine, fosse solo un libro.

Io mi sento di consigliare questo libro a chi, in passato, ha dovuto affrontare un lutto ma anche a chi non ha ancora dovuto affrontare un’esperienza di questo tipo e lo consiglio a chi è credente ma anche a chi non lo è. Può tornare utile, o perlomeno interessante, a tutti voi.

Voto: 4 su 5

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Bene lettori cosa dite di questo libro? Vi interessa? Se invece lo avete già letto ditemi cosa ne pensate! Aspetto i vostri commenti!

A presto lettori,

erigibbi

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VIDEO RECENSIONE Il miglio verde di Stephen King

Lettori su YouTube c’è un mio nuovo video in cui vi parlo de Il miglio verde di Stephen King: https://www.youtube.com/watch?v=1wZXV2uGgZM

Se vi piace il mio canale ricordatevi di iscrivervi e sappiate che un mi piace è sempre gradito ^.^

Fatemi sapere cosa ne pensate!

A presto lettori,

erigibbi

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RECENSIONE: La ragazza con la notte dentro dentro di Lili Anolik

TITOLO: La ragazza con la notte dentro la ragazza con la notte dentro

AUTORE: Lili Anolik

EDITORE: DeAgostini

PREZZO: € 14.90 cartaceo; € 7.99 e-book

RECENSIONE:

Mi risulta, forse per la prima volta, davvero complicato dare un’opinione di questo libro. Spero che procedendo con l’articolo le mie idee si schiariscano affinché possa poi dare un voto complessivo.

La storia è narrata da Grace, sorella di Nica ragazza adolescente trovate assassinata da un colpo di pistola. Grace decide di scoprire cos’è successo veramente alla sorella perché nonostante la polizia sia convinta che l’assassino sia un ragazzo che frequentava la stessa scuola che nei giorni dopo la scoperta della morte di Nica è stato trovato morto, suicidato, lei, non è convinta che le cose siano andate in questo modo.

Ci ritroveremo così a leggere e a scoprire fatti impensabili su una famiglia che all’apparenza sembrava una normale famiglia. In questo libro infatti nessun personaggio (quindi in realtà il discorso è molto più ampio, non mi riferisco solo alla famiglia di Nica) è normale; tutti hanno dei problemi e anche seri! Partiamo da Grace. Dopo la morte della sorella, Grace cade in un baratro e comincia a fare uso di sostanze, soprattutto farmaci. Da studentessa e sportiva modello comincerà a diventare un’impasticcata cronica e depressa. Una sera decide di alzarsi e di andare ad una festa dove sa benissimo ci sarà l’ex ragazzo di Nica, Jamie, la sua migliore amica e un amico di Jamie, tutto facenti parti del gruppo di Nica. Grace a questa festa ci va indossando il giubbotto di Nica e una parrucca: tutti, almeno inizialmente, crederanno di vedere un fantasma, solo poi si renderanno conto che quella è la sorella di Nica. Grace poi scoprirà che la notte in cui è andata alla festa è stata stuprata ed è rimasta incinta. Capite bene che non ha un comportamento molto “normale”. Di sicuro non ha passato dei bei momenti, d’altronde sua sorella è morta, è vero, i rapporti non sono mai stati dei migliori, ma era sempre sua sorella, e lei le voleva bene ma affogare la propria tristezza nell’uso compulsivo di sostanze non mi pare una cosa saggia, tantomeno vestirsi in modo tale da assomigliare alla sorella defunta. Man mano che la storia procede scopriremo poi alcuni aspetti di Nica, la quale di santo non aveva niente. Non mi vengono sensi di colpa a definirla una poco di buono. Un ragazzo forse l’ha amato veramente, forse, ma poi non ha avuto scrupoli, non si è fatta problemi, non ha avuto rimostranze nell’usare a suo piacimento i sentimenti di ragazzi e ragazze (sì, avete letto bene) che erano veramente innamorati di lei. La madre di Grace e Nica è una persona malata. Ma malata di brutto. Vi giuro che quando ho letto alcune parti ho provato ribrezzo, ero schifata, avevo i brividi, la pelle d’oca. Era ossessionata da Nica tanto da ignorare Grace e suo marito, tanto da non soccorrere Nica quando da bambina aveva bisogno di aiuto in seguito ad una caduta, tanto da non soccorrerla in un momento ben peggiore. Quale madre può comportarsi in questo modo? Quale madre può interferire con la privacy della figlia in quel modo? (si tratta di un dettaglio che non vi posso raccontare). Io sono scioccata. Poi abbiamo il padre di Grace e Nica. Un uomo debole, fragile, distrutto dal dolore per la morte della figlia, per la perdita della moglie, che affoga la sua depressione nell’alcool serale. E potrei star qui a parlarvi dei personaggi secondari per ore, ma mi sembrerebbe eccessivo.

Per quanto riguarda lo scopo del libro, farci scoprire cosa è veramente successo a Nica, chi l’ha uccisa beh, devo dire che non mi sono mai posta il problema. Non ero così curiosa da voler andare avanti a tutti i costi nella lettura per scoprire il colpevole e la verità ma più che altro ero curiosa di scoprire se Grace avrebbe abortito, chi l’aveva stuprata e se avrebbe ripreso a drogarsi. Quinsi sì, ero molto curiosa ad andare avanti ma non di certo per scoprire chi aveva ucciso Nica e la cosa è alquanto strana perché quando c’è un omocidio irrisolto la mia mente e le mie capacità investigative partono in quinta ma questa volta no, sono rimaste assopite per tutto il tempo e non so spiegare né a me né a voi il perché.

Per quanto riguarda lo stile e la modalità di narrazione devo ammettere che non mi ha entusiasmato. In alcuni momenti ho avuto alcune difficoltà a comprendere a che personaggi si riferiva Grace e soprattutto faticavo a capire i suoi ragionamenti, i nessi logici che usava per collegare i fatti e gli eventi alle persone. Vi giuro che determinate connessioni proprio non mi sono risultate chiare.

Inutile negare che abbia letto velocemente questo libro, l’ho infatti terminato in pochissimo tempo, ma non per scoprire il vero assassino di Nica, bensì per scoprire come si sarebbero evolute le cose per Grace e la narrazione a volte mi ha messo i bastoni tra le ruote. In sostanza sì, il libro non mi è dispiaciuto ma non sento nemmeno che mi sia piaciuto così tanto; forse per lo stile, forse perché nessun personaggio mi è piaciuto, non lo so, fatto sta che non sono convinta appieno da questo libro.

Voto: 3 su 5

Bene lettori, alla fine sono riuscita a dare un giudizio a questo libro! Scrivere a braccio a volte è utile! 😉 Voi avete letto questo libro? Vi è piaciuto? Pensate di leggerlo? Fatemi sapere!

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A presto lettori

erigibbi

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RECENSIONE La Stella dell’Eire di Valentina Marcone

TITOLO: La stella dell’Eire (vol. 2)la stella dell'eire

AUTORE: Valentina Marcone

EDITORE: Nativi Digitali Edizioni

PREZZO: € 10.00 cartaceo

RECENSIONE:

Eccomi tornata con la recensione del II volume di questa saga! Se non vi ricordate di cosa sto parlando, vi lascio qui la recensione del I volume La croce della vita.

Il libro inizia da dove ci eravamo drasticamente fermati: Deva è da sola, è scappata da quella che per 18 anni è stata la sua casa e la sua famiglia in preda alla rabbia, alla tristezza, alla frustazione e alla disperazione, è scappata in preda alla Furia che è in lei. Il tempo passa inizialmente molto velocemente, Deva cerca di controllare le sue emozioni per riuscire a controllare i suoi poteri e la Furia. Cerca di controllare la trasformazione, di controllare poi diverse parti del corpo, di migliorare sempre di più. Alcuni momenti sono molto difficili non solo a livello emotivo ma proprio a livello fisico, soffrirà la fame e il freddo. Il percorso di crescita che è costretta ad affrontare in questo periodo, periodo che alla fine si prolungherà per 3 anni, la porterà a maturare molto e a cambiare. Finalmente la sua famiglia, Michele, Raffaele e Gabriel, la troverà e alla fine non sarà poi tanto difficile convincerla a tornare a casa soprattutto per il fatto che i licantropi, uomini-lupo molto molto forti, soprattutto in prossimità della luna piena, sanno di lei e la vogliono. Se ricordate Deva era scappata quando si era ormai avvicinato il momento del suo debutto, il momento in cui non solo avrebbe fatto la sua comparsa nel mondo dei vampiri, come figlia di una delle famiglie più antiche ed importanti,  ma anche come consorte, colei che è destinata ad unirsi ad un vampiro e che gli potrà dare dei figli (i vampiri sono infatti incapaci di riprodursi). Sapevamo benissimo che il consorte era Gabriel, e finalmente in questo libro ci verrà data una gioia perché i due ufficialmente si uniranno per la vita.

Questo libro quindi si divide in due, da un lato conclude la storia precedentemente iniziata nel corso de La croce della vita e dall’altro è il preludio di una nuova storia, la guerra tra vampiri e licantropi.

Per quanto riguarda la storia d’amore tra Deva e Gabriel, non fatevi spaventare; è vero, la storia d’amore c’è, ma non è così tradizionale. Gabriel ricopre lo stereotipo classico del vampiro, bello e dannato, ma sebbene loro due si amino alla follia non c’è mai stato un momento diabetico, un momento troppo smielato da farvi arricciare le labbra. Le dichiarazioni d’amore non sono mai esagerate. Gabriel è un personaggio che parla poco, secondo Deva più che altro grunisce, ma quando esprime il suo amore per Deva non è mai troppo sdolcinato, fa capire a Deva e noi lettori quanto la ami senza scendere mai nel ridicolo. Deva dal canto suo è fantastica. In questo libro ha fatto un gran percorso. Inizialmente ha cercato di controllare le sue emozioni, le ha rinchiuse in dei cassetti della memoria con dei lucchetti e solo quando si è trovata costretta ad affrontarle un po’ alla volta ha aperto quei lucchetti e ha fatto fuoriuscire il tutto. Ha imparato, anche se ha ancora strada da fare, a controllare il suo essere Furia e l’autrice la descrive molto bene. Descrive bene, dando una chiara idea al lettore, sia il lato estetico della Furia sia i suoi poteri, le ali, la capacità di uccidere con lo sguardo, gli artigli..tutto molto ben descritto. La cosa che continua a piacermi di Deva è che nonostante sia una Furia e sia praticamente immortale, nonostante sia potentissima, resta sempre la nostra Deva che abbiamo conosciuto nel primo volume. Una ragazza dai mille complessi mentali, soprattutto quando si parla di amore, insicura e sempre pronta a vedere il peggio delle situazioni solo perché è donna! Inoltre, si descrive come una bella ragazza ma tutto sommato normale; non se la tira e non è nemmeno quel tipo di ragazza sempre perfetta nel vestire, nel comportarsi e nell’apparire: preferisce pantaloni della tuta comodi piuttosto che jeans o gonne, preferisce dolve vita che maglie scollate, preferisce ballerine o scarpe da ginnastica piuttosto che scarpe col tacco che gli fanno male i piedi, preferisce stare spaparanzata sul divano che stare seduta composta.. insomma, Deva è VERA!

Per quanto riguarda la storia di odio tra vampiri e licantropi, i combattimenti che ci sono stati, che hanno visto sempre Deva come protagonista, sono stati molto ben descritti e molto affascinanti: in quei momenti infatti è uscita la Furia, Deva ha combattuto da Furia e WOW, è una cosa fighissima.

Per quanto riguarda lo stile, il libro è scritto molto bene, si legge velocemente, è scorrevole, i dialoghi non sono mai noiosi, le descrizioni dei combattimenti e di Deva come Furia sono dettagliate e ben fatte; l’unica pecca riguarda gli errori di battitura che non sono pochi.

Inutile dirvi che non vedo l’ora di leggere il III volume, ho una lista di libri da leggere prima del III ma credetemi, salterei tutti questi libri per andare direttamente al seguito! Anche se non vi nego in realtà che ho un po’ di paura che le cose possano andare un po’ storte, non so perché ma ho questa sensazione. Alla fine questo libro si è concluso bene, per cui mi sembra sia la calma prima della tempesta ma spero vivamente di sbagliarmi!

Voto: 4.5 su 5

Se siete interessati al libro vi lascio il link Amazon: http://amzn.to/2nXudkb

Cosa dite di questa serie? Vi ispira? Pensate di aggiungere questi libri alla vostra wishlist? Fatemi sapere!

A presto vampiri e furie,

erigibbi

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