RECENSIONE LA VITA È UN TIRO DA TRE PUNTI di Marco Dolcinelli

TITOLO: La vita è un tiro da tre punti la vita è un tiro da tre punti

AUTORE: Marco Dolcinelli

EDITORE: Nativi Digitali Edizioni

PREZZO: € 12.48 cartaceo; € 3.99 e-book

RECENSIONE:

[grazie a Nativi Digitali Edizioni per il libro]

I protagonisti principali di questo libro sono Federico, Orlando e Alberto. Questi tre amici, assieme ad altri ragazzi della loro compagnia, amano andare al campetto: un campo dove ritrovarsi tutti assieme e giocare a basket. Questa pace idilliaca finisce il giorno in cui un altro gruppo di ragazzi, molto più bravi di loro in questo sport e non a caso soprannominati Le Bestie, decide di cominciare a giocare in quel campo. Lo scontro e le antipatie diventano insopportabili anche grazie ad una diatriba amorosa. Alberto propone una sfida impensabile ed impossibile: fare una serie di 5 partite, una a settimana, il primo gruppo che ne vince tre ha vinto il campetto e l’altro gruppo non potrà più giocare in quel luogo.

I personaggi principali sono tutti ben caratterizzati e differenziati tra loro: Federico ad esempio non si fa la barba da 3 mesi, da quando è stato lasciato dalla sua fidanzata dopo 4 anni; Alberto è diventato vegetariano da pochi mesi, suona e canta in una band ed è innamorato perso di Serena, la ragazza di uno dei tipi delle Bestie; Orlando lavora, ha una fidanzata, una sorella e una mamma a cui deve pensare da quando è morto il padre. Tutti sono però accomunati dal campetto e dal basket: c’è chi lo pratica solo da poco tempo e chi invece ci gioca da molti anni, chi avrebbe voluto avere una carriera in quello sport e chi semplicemente lo vede come un gioco e un hobby ma per tutti il campetto è un rifugio, un luogo dove ritrovarsi, dove l’unico pensiero che conta è vincere, magari con un tiro da tre.

Il primo capitolo è iniziato giustamente con una partita di basket: ho fatto un po’ di fatica ad orientarmi perché i nomi erano tanti, non capivo chi era contro chi ma questo mi ha dato proprio l’idea che ci fosse una vera partita di basket lì, di fronte alla mia finestra. Potevo sentire il rimbalzo della palla sul cemento, le urla dei ragazzi che chiamavano il passaggio, il rumore e lo stridore delle scarpe, le risate, le imprecazioni, la palla che prendeva il ferro, la palla che entrava, liscia, solo cotone.

Mi sono affezionata a questi ragazzi in una maniera assurda e spesso provavo un po’ di malinconia perché mi sarebbe piaciuto far parte di una compagnia di amici così affiatati, così sinceri, così veri, come se Federico, Orlando, Alberto e gli altri esistessero veramente. Forse anche l’ambientazione ha aiutato: il tutto si svolgeva a Verona, io abitavo in provincia di Padova fino a qualche mese fa, certo il luogo non è lo stesso ma mi ha dato l’impressione di essere più vicina a loro.

Mi è poi piaciuto come si sono evoluti i fatti: ci sono stati degli eventi che non pensavo minimamente potessero accadere e sono rimasta veramente soddisfatta del finale. Avevo il terrore che potesse essere banale e scontato ma invece no, è andata come doveva andare, come sarebbe andata nella vita vera e sono felice di questo.

In sostanza consiglio questo libro a tutti voi, che siate sportivi o meno, che amiate il basket o il calcio, che abbiate degli amici così oppure no, giocate la vostra partita e acquistate il libro.

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Cosa dite di questo libro? Vi ispira?

A presto lettori,

erigibbi

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RECENSIONE La profezia dell’armadillo di Zerocalcare

TITOLO: La profezia dell’armadillola profezia dell'armadillo

AUTORE: Zerocalcare

EDITORE: Bao Publishing

PREZZO: € 16.00

RECENSIONE:

Questo fumetto è la prima pubblicazione di Zerocalcare e se sono tutte così le sue opere, beh, mi sento di dire che questo è un vero Artista. Zerocalcare è riuscito a portare in questa graphic novel la quotidianità, i problemi, i pensieri e le ansie di tutti noi con una spontaneità incredibile. Non possiamo non rivederci in quello che l’autore ha portato su carta. Diciamo che durante e dopo la lettura di questo fumetto ci possiamo sentire tutti un po’ più normali perché capiamo che le pare che ci facciamo, sono condivise un po’ da tutti. La caratteristica che più mi ha colpito di questo fumetto è che Zerocalcare è riuscito non solo a farmi ridere e a farmi sentire più normale ma è riuscito a farlo parlando di una situazione molto delicata, di un problema grave, di una storia veramente triste riguardante Camille, una sua amica morta a causa dell’anoressia. L’autore ha quindi avuto la capacità di sbatterci in faccia un tale problema circondandolo di eventi quotidiani, sdramatizzando il tutto, ma non per questo proveremo poca ansia, angoscia o tristezza.

Il fumetto è composto da mini storie, alcune molto corte altre un po’ più lunghe, in cui conosciamo Zerocalcare quand’era un bambino, poi un adolescente e infine un adulto; alcune sono incentrate su Camille, altre semplicemente su problemi quotidiani ma tutte servono per iniziare, condurre e infine concludere la storia di Camille.

Un personaggio che troviamo all’inizio del libro, ogni tanto nel mezzo e poi verso la fine è il guardiano del tempo. Zerocalcare crede che il guardiano con il suo ticchettio gli dica che non è ancora il momento di svelare a Camille quello che prova per lei, ma nel momento in cui Camille muore il guardiano gli svelerà una verità fondamentale: lui non gli ha mai detto che non era il momento ma che il tempo per rivelare i suoi sentimenti stava venendo a termine, d’altronde la sveglia suona quande il tempo scade no? L’ho trovata un’immagine molto molto bella e, purtroppo, reale. Quante volte abbiamo procrastinato qualcosa sicuri che quello non fosse il momento adatto? Quante volte eravamo convinti che ci fosse ancora tempo? Quante volte poi ci siamo resi conto che invece era troppo tardi?

Un altro aspetto che mi è piaciuto molto sono i personaggi famosi che tutti noi conosciamo e che rappresentano un aspetto della personalità di Zerocalcare: Vandana Shiva è la coscienza nel momento in cui Calcare sta andando a mangiare in un noto fastfood americano; la psiche che cercherà di motivare Calcare a fare esercizio fisico è il sergente di Full Metl Jacket; lo spirito strategico è interpretato da re Leonida di 300 (vedi Questa è SPARTAAAA!!!) e il senso di responsabilità è incarnato dal maestro jedi Obi-Wan Kenobi (e con questo Zerocalcare ha conquistato il mio cuore forever and ever!).

Per quanto riguarda i disegni, sicuramente quelli di Zerocalcare non sono disegni molto tipici, tanto che credo che non a tutti possa piacere il suo stile. Se devo essere sincera a me il suo stile piace molto, certo, non è tra i miei preferiti ma lo trovo più veritiero di altri, è come se rappresentasse meglio la realtà. Quando ho terminato il fumetto sono andata a guardare la foto dell’autore per vedere se me l’ero immaginata così ed effettivamente c’ero andata molto vicino! Diciamo che il suo modo di disegnare i personaggi e le tavole mi ricorda molto di più lo stile di un fumetto vero e proprio (avete presente, Topolino, Zio Paperone & co.?) non credo di spiegarmi molto bene però sì, mi ricorda molto di più lo stile del fumetto rispetto ad altre graphic novel.

In sostanza vi consiglio assolutamente questo libro; tutti voi potrete ritrovarvi in molte se non tutte le mini storie raccontate, potrete farvi delle belle risate, potrete sorridere ma potrete anche riflettere perché di fondo c’è una storia molto triste che vi darà da pensare. Trovo che Zerocalcare con questo fumetto abbia avuto il coraggio di mettere su carta molti dei nostri pensieri che non abbiamo il coraggio di dire, di esprimere a parole e spero che questo sia mantenuto anche nelle altre sue opere. Ho deciso infatti di recuperare tutti i suoi fumetti perché mi sono innamorata della sua creatività e spero che anche voi possiate farlo.

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Bene amici cosa dite di questa recensione? Voi avete La profezia dell’armadillo? Cosa ne pensate? Lo leggerete? Fatemi sapere!

A presto lettori,

erigibbi

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RECENSIONE IL RIFUGIO di W. Paul Young

TITOLO: Il rifugio il rifugio

AUTORE: W. Paul Young

EDITORE: BUR Rizzoli

PREZZO: € 12.00 cartaceo; € 8.99 e-book

RECENSIONE:

Il protagonista di questa storia è Mack, marito e padre distrutto dal dolore a causa della perdita di una figlia, la più piccola, Missy. Un giorno Mack troverà nella cassetta delle lettere un biglietto misterioso firmato da Pa. Pa è il nomignolo con cui sua moglie si rivolge a Dio. In questo biglietto Mack è invitato da Pa a recarsi al rifugio, il luogo in cui la piccola Missy è stata uccisa da un maniaco. Mack è così chiamato a fare i conti con quel passato che vorrebbe, ma che non riesce, dimenticare; è costretto a fare i conti con quella sofferenza, la Grande Tristezza, che lo ha avvolto quasi completamente, scavando un solco tra lui e Dio.

La storia è narrata da Willie, amico di Mack, che afferma di raccontare i fatti così come gli sono stati narrati da Mack. Si comincia con un tuffo nel passato che ci permette di scoprire com’era Mack prima del tragico evento e ci ritroveremo ad osservare silenziosamente gli eventi che si sono susseguiti nel giorno della scomparsa di Missy. Poi ritorneremo nel presente, scopriremo com’è adesso Mack, come si è trasformato, come si sta lasciando andare ed inizieremo un viaggio tra sogno e realtà in cui farà l’incontro con Dio.

Chi è Dio in questo libro? Dio è tre persone, costituenti quindi la Trinità, due donne e un uomo, nessuno di loro è bianco. Pa si discosta senz’altro dai canoni tradizionali della nostra immaginazione: è una grande donna afroamericana, governante e cuoca, a cui piace farsi chiamare Elousia. Poi c’è Sarayu, custode dei giardini, una donna minuta dai tratti marcatamente asiatici che sembra riverberare nella luce, con i capelli che ondeggiano in tutte le direzioni nonostante non ci sia brezza. Infine c’è Gesù che sembra un uomo mediorientale, vestito da operaio, con cintura degli attrezzi e guanti; ha lineamenti regolari, senza essere particolarmente bello.

I tre accompagneranno Mack in un viaggio di crescita personale in cui lo scopo non è solo farlo riavvicinare a Dio ma anche lasciarsi alle spalle la Grande Tristezza che lo attanaglia, liberarsi della rabbia che prova nei confronti di Dio, smettere di giudicare le persone e Dio in particolare, sviluppare la capacità di perdonare e ricominciare a vivere.

Io non so se voi avete mai perso qualcuno che amavate particolarmente. Io sì, più volte. Ogni volta, oltre al dolore lancinante, ho provato rabbia: in alcune occasioni ho provato rabbia con me stessa per non aver colto la possibilità di stare o di parlare con quella persona prima che mi lasciasse, ma in tutte le occasioni ho provato rabbia nei confronti di Dio. La mia costante domanda era “perchè?”, “perché lui e non qualcuno che se lo meritava?”, “con tutti gli assassini che ci sono in giro, perché lui?”. Se avessi letto questo libro subito dopo il fatto, quando ancora sarei stata piena di rabbia e frustrazione, sono abbastanza sicura che non avrei capito il messaggio e che la mia rabbia non si sarebbe placata. A distanza di anni, in cui posso prendere coscienza del fatto che la mia rabbia si è attenuata di molto, posso dirvi che questo libro non mi è dispiaciuto e che mi ha aiutato ad elaborare ulteriormente i lutti che ancora non sono riuscita a superare completamente. I dialoghi e le spiegazioni che ci sono state all’interno del libro però non sono stati sempre di facile comprensione, non perché fossero scritti male, anzi, ma proprio per la complessità del pensiero di fondo.

In realtà non pensavo che il libro fosse così, non pensavo fosse completamente incentrato su Dio e sul rapporto che si può instaurare con lui a seguito di una perdita. Mi immaginavo qualcosa di diverso e quando ho compreso la piega che stava prendendo il racconto ammetto che mi sono spaventata, pensando che fosse un modo per spingere il lettore a credere in Dio. Alla fine, non credo sia questo lo scopo del libro. A mio avviso è un libro che può essere letto sia dai credenti sia dai non credenti, il punto di vista dell’autore è infatti sicuramente interessante e devo confessarvi che in certi momenti ero così presa dalla storia da immaginarmi che fosse veramente Dio a parlare in questo modo, è stato come se mi fossi dimenticata che questo, alla fine, fosse solo un libro.

Io mi sento di consigliare questo libro a chi, in passato, ha dovuto affrontare un lutto ma anche a chi non ha ancora dovuto affrontare un’esperienza di questo tipo e lo consiglio a chi è credente ma anche a chi non lo è. Può tornare utile, o perlomeno interessante, a tutti voi.

Voto: 4 su 5

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Bene lettori cosa dite di questo libro? Vi interessa? Se invece lo avete già letto ditemi cosa ne pensate! Aspetto i vostri commenti!

A presto lettori,

erigibbi

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RECENSIONE: La ragazza con la notte dentro dentro di Lili Anolik

TITOLO: La ragazza con la notte dentro la ragazza con la notte dentro

AUTORE: Lili Anolik

EDITORE: DeAgostini

PREZZO: € 14.90 cartaceo; € 7.99 e-book

RECENSIONE:

Mi risulta, forse per la prima volta, davvero complicato dare un’opinione di questo libro. Spero che procedendo con l’articolo le mie idee si schiariscano affinché possa poi dare un voto complessivo.

La storia è narrata da Grace, sorella di Nica ragazza adolescente trovate assassinata da un colpo di pistola. Grace decide di scoprire cos’è successo veramente alla sorella perché nonostante la polizia sia convinta che l’assassino sia un ragazzo che frequentava la stessa scuola che nei giorni dopo la scoperta della morte di Nica è stato trovato morto, suicidato, lei, non è convinta che le cose siano andate in questo modo.

Ci ritroveremo così a leggere e a scoprire fatti impensabili su una famiglia che all’apparenza sembrava una normale famiglia. In questo libro infatti nessun personaggio (quindi in realtà il discorso è molto più ampio, non mi riferisco solo alla famiglia di Nica) è normale; tutti hanno dei problemi e anche seri! Partiamo da Grace. Dopo la morte della sorella, Grace cade in un baratro e comincia a fare uso di sostanze, soprattutto farmaci. Da studentessa e sportiva modello comincerà a diventare un’impasticcata cronica e depressa. Una sera decide di alzarsi e di andare ad una festa dove sa benissimo ci sarà l’ex ragazzo di Nica, Jamie, la sua migliore amica e un amico di Jamie, tutto facenti parti del gruppo di Nica. Grace a questa festa ci va indossando il giubbotto di Nica e una parrucca: tutti, almeno inizialmente, crederanno di vedere un fantasma, solo poi si renderanno conto che quella è la sorella di Nica. Grace poi scoprirà che la notte in cui è andata alla festa è stata stuprata ed è rimasta incinta. Capite bene che non ha un comportamento molto “normale”. Di sicuro non ha passato dei bei momenti, d’altronde sua sorella è morta, è vero, i rapporti non sono mai stati dei migliori, ma era sempre sua sorella, e lei le voleva bene ma affogare la propria tristezza nell’uso compulsivo di sostanze non mi pare una cosa saggia, tantomeno vestirsi in modo tale da assomigliare alla sorella defunta. Man mano che la storia procede scopriremo poi alcuni aspetti di Nica, la quale di santo non aveva niente. Non mi vengono sensi di colpa a definirla una poco di buono. Un ragazzo forse l’ha amato veramente, forse, ma poi non ha avuto scrupoli, non si è fatta problemi, non ha avuto rimostranze nell’usare a suo piacimento i sentimenti di ragazzi e ragazze (sì, avete letto bene) che erano veramente innamorati di lei. La madre di Grace e Nica è una persona malata. Ma malata di brutto. Vi giuro che quando ho letto alcune parti ho provato ribrezzo, ero schifata, avevo i brividi, la pelle d’oca. Era ossessionata da Nica tanto da ignorare Grace e suo marito, tanto da non soccorrere Nica quando da bambina aveva bisogno di aiuto in seguito ad una caduta, tanto da non soccorrerla in un momento ben peggiore. Quale madre può comportarsi in questo modo? Quale madre può interferire con la privacy della figlia in quel modo? (si tratta di un dettaglio che non vi posso raccontare). Io sono scioccata. Poi abbiamo il padre di Grace e Nica. Un uomo debole, fragile, distrutto dal dolore per la morte della figlia, per la perdita della moglie, che affoga la sua depressione nell’alcool serale. E potrei star qui a parlarvi dei personaggi secondari per ore, ma mi sembrerebbe eccessivo.

Per quanto riguarda lo scopo del libro, farci scoprire cosa è veramente successo a Nica, chi l’ha uccisa beh, devo dire che non mi sono mai posta il problema. Non ero così curiosa da voler andare avanti a tutti i costi nella lettura per scoprire il colpevole e la verità ma più che altro ero curiosa di scoprire se Grace avrebbe abortito, chi l’aveva stuprata e se avrebbe ripreso a drogarsi. Quinsi sì, ero molto curiosa ad andare avanti ma non di certo per scoprire chi aveva ucciso Nica e la cosa è alquanto strana perché quando c’è un omocidio irrisolto la mia mente e le mie capacità investigative partono in quinta ma questa volta no, sono rimaste assopite per tutto il tempo e non so spiegare né a me né a voi il perché.

Per quanto riguarda lo stile e la modalità di narrazione devo ammettere che non mi ha entusiasmato. In alcuni momenti ho avuto alcune difficoltà a comprendere a che personaggi si riferiva Grace e soprattutto faticavo a capire i suoi ragionamenti, i nessi logici che usava per collegare i fatti e gli eventi alle persone. Vi giuro che determinate connessioni proprio non mi sono risultate chiare.

Inutile negare che abbia letto velocemente questo libro, l’ho infatti terminato in pochissimo tempo, ma non per scoprire il vero assassino di Nica, bensì per scoprire come si sarebbero evolute le cose per Grace e la narrazione a volte mi ha messo i bastoni tra le ruote. In sostanza sì, il libro non mi è dispiaciuto ma non sento nemmeno che mi sia piaciuto così tanto; forse per lo stile, forse perché nessun personaggio mi è piaciuto, non lo so, fatto sta che non sono convinta appieno da questo libro.

Voto: 3 su 5

Bene lettori, alla fine sono riuscita a dare un giudizio a questo libro! Scrivere a braccio a volte è utile! 😉 Voi avete letto questo libro? Vi è piaciuto? Pensate di leggerlo? Fatemi sapere!

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